Profilo BACHECA 19
Un articolo perfetto, scritto per raccontare il mio fumetto preferito, preferito perché intelligente, divertente e, a volte, tenero.
https://ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/207968/calvin-hobbes-il-salinger-del-fumetto-che-incanto-lamerica-e-poi-spari/
Ieri pensavo alla verità, a quelli che ignorano una persona non perché non sappiano gestire quella persona, ma perché non in grado di gestire loro stessi in relazione a quella persona, in relazione alle cose che dice loro, alla necessità di considerare quanta verità ci sia in quanto si sentono dire.
C'è una frase che mi piace tanto, nella versione originale il riferimento era alla vecchiaia, ma dal mio punto di vista anche la verità non è roba per ragazzine.
E mi fa sorridere che tutti la chiedano, la desiderino, vituperino ipocrisia e menzogna, e poi, messi davanti alla verità, cerchino di sfuggirle.
Ma il bello della verità è che è perfetta così, non è lasca, non lascia spazi vuoti attraverso cui far passare un'obiezione.
Certo, dall'altra la verità richiede consapevolezza, onestà verso se stessi, a volte è faticosa, ma quanto è vera la frase che la verità ci rende liberi.
"Da grande voglio essere proprio come me."
Fatto.
E le chiacchiere superficiali, i consigli retorici tirati a lucido, le opinioni di chi cerca di ridurre gli altri ai minimi termini, per non sentire, nel confronto, il peso della sua pochezza, se li porta il vento.
Mio padre mi diceva Acqua davanti e vento di dietro, quando qualcuno cercava di farmi sentire piccola, era il suo modo di dirmi che quell'individuo era preferibile che prendesse il largo. Ma mi piace pensare che fosse anche un modo di spronarmi a riprendere il mio viaggio, con il mare aperto davanti al mio viso e il vento propizio a gonfiare le vele.
"... La lezione che possiamo trarre dai concetti di kotodama e imikotoba è che le parole si portano dietro un grande potere e un carico di responsabilità. Le cose che diciamo, anche a noi stessi, finiranno per essere assorbite, non cadranno nel vuoto senza conseguenze. Dunque usatele con saggezza, con animo premuroso e gentile... Anche quando le rivolgete a voi stessi."
Il genere di cose che, purtroppo, so essere buone solo per riempirsi la bocca, per darsi un tono. I più non penso possano capire il peso delle parole.
Da Omoiyari, di Erin Niimi Longhurst.
A proposito di storie, e non quelle che le persone raccontano e si raccontano per nascondersi dietro un dito o per darsi un tono, c'è differenza tra chi fa cronaca, soffermandosi sul cosa, e chi fa racconto, ponendo attenzione al come.
E la capacità di raccontarsi, di cogliere emozioni, colori, dettagli è una dote affascinante che permette a una persona, e a tutto quello che coinvolge nel suo racconto, di diventare unica, irripetibile, come la sua esperienza.
Chi sa raccontare assapora le vicissitudini, anche le più semplici, ne coglie sentore e sapore e sa esprimerle attraverso le parole, dando spessore a ogni singola cosa.
Saper raccontare presuppone una certa dose di consapevolezza, che permette di non inventare niente rendendo comunque una storia coinvolgente.
Alle persone che fanno cronaca e a quelle che fanno poesia, preferisco la sincerità narrativa e libera di chi sa fare prosa.
Se io fossi Dio
e avessi il segreto
farei un essere esatto a te;
lo proverei
(alla maniera dei panettieri
quando provano il pane, ovvero:
con la bocca),
e se questo sapore fosse
uguale al tuo, ossia
il tuo stesso odore, e il tuo modo
di sorridere,
e di stare in silenzio
e di stringere la mia mano strettamente,
e di baciarci senza farci male
– di questo sì, sono sicuro: metto
tanta attenzione quando ti bacio-;
allora,
se io fossi Dio,
potrei ripeterti e ripeterti
sempre la stessa e sempre differente
senza stancarmi mai del gioco identico
senza disdegnare neppure quello che fosti
per quella che saresti diventata tra un attimo;
ancora non so se mi spiego, ma voglio
chiarire che se io fossi
Dio, farei
il possibile per essere Ángel González
per amarti così come ti amo
per attendere con calma
affinché ti creda te stessa ogni giorno,
affinché sorprenda tutte le mattine
la luce appena nata con la tua propria
luce, e scorra
la tenda impalpabile che separa
il sogno dalla vita,
resuscitandomi con la tua parola,
Lazzaro allegro,
io,
bagnato ancora
di ombre e pigrizia
sorpreso e assorto
nella contemplazione di tutto quello
che, in unione di me stesso,
recuperi e salvi, muovi, lasci
abbandonato quando – dopo – taci…
(Ascolto il tuo silenzio.
Odo
costellazioni: esisti.
Credo in te.
Sei.
Mi basta.)
Mi basta così, Àngel González Muniz.
"Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d'animo, gran parte della storia è incisa nei sensi. E cose di nessuna importanza, insostituibili, ritornano così all'improvviso, in un caffè d'inverno."
Un pensiero tratto da uno dei tanti libri che ho letto di Banana Yoshimoto.
La cultura giapponese, i manga e gli anime, i quartieri di Tokyo che vivono di notte e quello delle maiko a Kyoto, le geiko e la cerimonia del tè, gli ukiyo-e e gli haiku, hanami e shinrin-yoku, la preghiera al tempio a Capodanno e i desideri che si involano con il fumo degli incensi, i miei ikigai e la colla mista a oro del kintsugi, la gentilezza e la sensualità, la disciplina e la dedizione, il pensiero buddhista e il Natale cristiano, i tanzaku e gli yukata, il white day e i furin, come quello alla mia finestra, momenti, espressioni, usanze in cui, in qualche modo, riconosco un po' di me.
E il piacere di leggere seduta accanto alla finestra aperta, in un giorno d'Estate, con il vento leggero che fa tintinnare il furin di ghisa blu e, con il suono, mi sfiora la pelle e i pensieri, lasciando solo la piacevole sensazione di stare bene in un momento tanto semplice.




