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lospecchioblu 03 maggio

La Vedova di Laerte Hill

C'era una volta una piccola cittadina incastonata in una valle, le cui acque si riflettevano in un lago. Di notte, i riflessi lunari sembravano piccole lucciole danzanti. In una casa nei dintorni viveva una donna di circa quarant'anni, vestita di nero, poiché portava il lutto per il marito scomparso da pochi mesi.

I suoi occhi, solcati da lacrime, erano belli ma apparivano spenti, incapaci di catturare la luce del sole che da diversi giorni illuminava Laerte Hill. I capelli, raccolti in uno chignon, le conferivano un'aria severa, ma un ciuffo ribelle sfuggiva dalla capigliatura, aggiungendo un tocco di dolcezza ai suoi lineamenti, segnati dalla fatica di vivere.

Il marito era scomparso troppo presto, lasciandola sola, senza figli e senza compagnia, tranne il miagolio occasionale di qualche gatto randagio che amava vagabondare nei dintorni della casa. A volte aveva considerato l'idea di trasferirsi, poiché il luogo era pieno di ricordi, ma alla fine aveva abbandonato quel pensiero e si era rassegnata. In fondo, non si annoiava e il tempo non le mancava.

Al mattino, radunava la legna per accendere la stufa, si prendeva cura dell'orto estirpando le erbacce, e infine, con le sue mani laboriose, preparava il pranzo, una buona minestra per riscaldare il focolare domestico. La routine quotidiana non subiva grandi cambiamenti, ma era serena, poiché Leo era sempre presente, e questo le bastava.

Ora, però, lui non c'era più. Non avrebbe più sentito la sua voce melodiosa, né mai più le sue braccia l'avrebbero stretta in un caldo abbraccio. Tutto era finito. Eppure, doveva continuare a vivere; la vita doveva andare avanti, anche se nessuno sarebbe stato in grado di restituirle il sorriso tanto amato.

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lospecchioblu 27 aprile

La donna che non sapeva amare

 

Era maggio e quest'anno il roseto della famiglia Speziani aveva prodotto rose di una bellezza straordinaria. Le loro sfumature di rosso cremisi incantavano chiunque si avvicinasse, tanto che alcuni passanti chiedevano perfino un fiore da portare a benedire durante la festa di Santa Rita. Il giardiniere, Carlo, si mostrava orgoglioso del suo operato, curando i fiori con dedizione, mentre la signora Speziani apprezzava da sempre il suo lavoro.

Tutti in famiglia ammiravano le rose di Carlo, tranne Rosamaria, la figlia più giovane degli Speziani. Sempre considerata il bastian contrario del nucleo familiare, la sua personalità superficiale stonava con il gentile e rispettoso ambiente che la circondava. La servitù evitava di contraddirla e la madre, Donna Elisa, cercava di instillarle un senso di gratitudine per l'impegno altrui. Ma Rosamaria sosteneva che, poiché le persone assunte venivano pagate, nulla era dovuto; per lei, stavano solo facendo il loro dovere.

Donna Elisa scuoteva la testa, rendendosi conto che ogni tentativo di spiegazione sarebbe stato inutile. Eppure, si chiedeva spesso dove avesse sbagliato. Questi interrogativi, purtroppo, non trovavano mai risposta. Talvolta si domandava se ci fosse stato uno scambio di neonati in ospedale, ma Rosamaria assomigliava troppo al marito e a lei, soprattutto per il colore verde smeraldo degli occhi.

La giovane era sufficientemente carina da non passare inosservata ma non sembrava accorgersi neppure dei sorrisi dei ragazzi che le si avvicinavano. Quando veniva invitata a uscire, inventava sempre delle scuse. Mentre le sue coetanee vivevano l'emozione dei primi battiti del cuore e degli appuntamenti, Rosamaria affermava che i ragazzi erano solo "farfalloni" e null'altro.

Quando Ulderico Mizzi si presentò con un bel mazzo di rose rosse come omaggio per il compleanno di Rosamaria, lei lo ringraziò per educazione, senza però mostrarsi contenta per i fiori. La madre, imbarazzata, lanciò uno sguardo contrariato alla giovane, che per tutta risposta scrollò le spalle e si ritirò nella sua stanza.

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lospecchioblu 27 aprile

L'uomo del mistero

 

Era ancora lì. Nello stesso posto dove Felicia lo aveva visto la settimana scorsa, alla stessa ora e sempre di mercoledì. Quella giornata era proprio il momento in cui, dopo tre anni di lavoro nell'ufficio dell'avvocato Uboldi, Felicia usciva prima. Sebbene lui non le avesse mai parlato, era chiaro che la stava osservando con interesse. Non si stava lasciando suggestionare. Una o due volte avrebbero potuto essere mera coincidenza, ma ora il caso sembrava poco probabile: lui conosceva le sue abitudini, e questo le suscitava una certa preoccupazione.

Cosa cercava?

 Si ripromise che un giorno glielo avrebbe chiesto, ma ora non trovava il coraggio per farlo. La sigaretta che aveva tra le mani stava per finire, e l'uomo estrasse un nuovo pacchetto, ma poi lo ripose. "Per oggi ho fumato abbastanza," sembrava pensare. Felicia accelerò il passo verso casa, con la sensazione che l'uomo la seguisse. Quando si voltò, lo vide sorridere. Stava cominciando a perderci la pazienza.

Decise di ignorarlo e si fermò in una gelateria, non tanto per voglia di un cono, quanto per sfuggirgli. Non lo vide più, e il sollievo la invase: finalmente se n'era andato. Ma, mentre tornava a camminare verso casa, la sua tranquillità svanì di nuovo. Oh, ma allora è uno stalker!

 La paura iniziava a farsi strada in lei, e le gambe cominciarono a tremare, tanto che inciampò e cadde a terra.

Una mano si protese verso di lei per aiutarla a rialzarsi.Il suo cuore quasi si fermò

 quando si rese conto di chi era. Lo stesso sorriso di prima si era stampato sul viso dell'uomo. Irritata, gli chiese che cosa volesse da lei.

Lui rise e la rassicurò: "Non sono un delinquente. Ti ho vista una volta uscire dall'ufficio e, passando per caso, ti ho notata. Non osavo avvicinarmi, non riuscivo a trovare una scusa plausibile per parlarti." Così aveva tentato di tornare ogni mercoledì, cercando sempre un motivo per rivolgerle la parola, ma nulla gli veniva in mente, senza contare che non si aspettava affatto di spaventarla in quel modo.

Fine

A volte, le apparenze possono ingannare, e ciò che sembra inquietante può nascondere una storia più profonda.

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lospecchioblu 26 aprile

26 Aprile

Il 26 aprile

 il mare sussurrava dolcemente, mentre l'azzurro del cielo si mescolava all'infinito, dando vita a meraviglie mai viste. Sulla spiaggia quasi deserta, alcuni passanti attraversavano il litorale con i loro cani, mentre qualche pescatore si dedicava con passione alla sua arte.

In quel luogo regnava una pace avvolgente, e Louise assaporava ogni istante di quell'atmosfera tranquilla, rigenerando il suo spirito. Nessun altro luogo era in grado di offrirle la stessa serenità che il mare regalava in primavera. A volte, bastava un semplice momento per ritrovare la felicità e fuggire dalle angosce quotidiane. Proprio come il corpo ha bisogno di cibo per nutrirsi, la mente necessitava di ritrovare se stessa, tra il volo dei gabbiani e il dolce ozio della riviera.

All'orizzonte, piccole barche a vela solcavano l'immensa distesa marina, che sembrava non stancarsi mai del suo incessante fluire.

 

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lospecchioblu 21 aprile

Nel Ricordo di Agnese

La madre di Agnese non si era mai dimostrata affettuosa, nonostante fosse la sua unica figlia. Il padre, al contrario, la adorava, ma le sue lunghe assenze per motivi di lavoro, che lo portavano anche all’estero, lo rendevano poco presente a casa. In cerca di affetto al di fuori della sua famiglia, Agnese si rivolse alle amiche, ma queste non potevano certo colmare la mancanza di amore che provava da parte di sua madre, una persona fondamentalmente egoista.

L'unico consiglio che la madre le dava riguardava le relazioni: raccomandava ad Agnese di non restare incinta e di usare la pillola anticoncezionale. Se un giorno si fosse trovata in una simile situazione, la madre non avrebbe offerto alcun aiuto e non era affatto interessata a fare la nonna. Fino a quel momento, tuttavia, i ragazzi non la interessavano: Agnese si dedicava totalmente allo studio e si sentiva soddisfatta dei suoi risultati, che erano eccellenti in ogni materia. Gli insegnanti, entusiasti dei suoi progressi, non mancavano di farne menzione durante i colloqui con i genitori, ma la signora Eva considerava il successo scolastico una mera responsabilità di Agnese, negandole ogni merito.

Alcuni docenti, scuotendo la testa, la vedevano come una donna fredda, incapace di provare sentimenti, e si chiedevano come fosse possibile che una persona del genere fosse diventata madre. Qualcosa di più sulla sua personalità si poteva spiegare tramite la nonna materna, Cinzia, molto diversa da Eva.

Quando Eva era solo una ragazzina di 15 anni, rimase incinta di Agnese ma non desiderava tenere il bambino, né tantomeno sposarsi. La sua unica volontà era abortire, ma il suo fidanzato, di dieci anni più grande, aspirava con gioia a una vita di famiglia. Così, lui e Cinzia convinsero Eva a portare avanti la gravidanza e a formare una famiglia. Inizialmente, le cose parvero andare bene; al momento del parto, Eva provò una breve emozione, ma durò solo pochi mesi.

Non desiderava prendersi cura della neonata; voleva continuare a divertirsi come prima, ma Cinzia la costrinse ad assumersi le sue responsabilità: "Hai una figlia e devi occupartene!" le ripeteva incessantemente. Eva si prese cura di Agnese per obbligo di sangue, non per vero amore. Il marito, rattristato da questa situazione, non voleva separarsi da lei né che Agnese crescesse in una famiglia disunita.

Col passare degli anni, Eva sembrava sempre più una matrigna che una madre. È triste constatare che a volte ci sono donne che non meritano il dono della maternità.

 

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lospecchioblu 18 aprile

Gli occhi neri di Giulia

Il sole era già tramontato da un bel po’ e il giorno si stava esaurendo, portando via con sé pensieri ed emozioni che si ripetevano in quegli attimi eterni mai svaniti. Un giorno, sua madre le aveva detto che la vita era una meravigliosa avventura, e così Giulia desiderava viverla: avrebbe trascorso le sue giornate inseguendo la felicità, che sembrava tardare ad arrivare.

Giulia era una ragazza graziosa, con i capelli di un intenso nero corvino e gli occhi, anch'essi neri, forse più scuri del pelo di un gatto. Nel paese si vociferava del suo fascino gitano, come se, attraverso le generazioni, la genetica avesse deciso di conferirle tratti selvaggi e affascinanti. Si poteva quasi immaginare che avesse qualche antenato che avesse vissuto avventure nei boschi, lontano dai rumori della città e dalla frenesia della vita moderna.

Da sempre appassionata di culture e nuove etnie, Giulia possedeva uno spirito osservatore; alcuni ritenevano che potesse scoprire l'anima di una persona semplicemente guardandola negli occhi. Questa aura di mistero la rendeva mai banale, e per lei, il nero non rappresentava un colore triste, ma rifletteva l'incanto della notte, trapuntata di stelle.

 

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lospecchioblu 14 aprile

La Gravidanza di Serena

Serena era incinta. Erano passati due mesi da quando aveva rivelato la notizia al marito, Pablo, il quale le aveva raccomandato di prendersi cura di sé. Essendo Serena una primipara, Pablo desiderava che la gravidanza si svolgesse senza complicazioni. La sua preoccupazione era alimentata dal triste destino delle sue cognate, che avevano entrambe perso il bambino intorno al sesto mese di gestazione. Quest'ansia lo perseguitava incessantemente.

D’altro canto, Serena sembrava immune a queste angosce e appariva tranquilla. I controlli ginecologici si susseguivano e tutto sembrava procedere per il meglio. Tuttavia, l'ansia di Pablo diventava palpabile; tanto che un giorno il dottor Resi, con un sorriso, gli disse: “Sembra che debba partorire lei, non sua moglie!” E quando, per l'ennesima volta, Pablo chiese se tutto andasse bene, il medico, divertito, rispose: “Scusi, signor Bianchi, vuole forse farle l’ecografia?”

Con il passare del tempo, il nono mese si avvicinava e, nonostante le continue rassicurazioni da parte dei medici, l'ansia di Pablo non accennava a placarsi. Quando finalmente nacque Simone, si precipitò a controllare che il figlio fosse sano e che la moglie stesse bene, ponendo un milione di domande. Il dottor Resi, alzando le mani in segno di rassegnazione, sospirò: “Possibile che quest'uomo sia così diffidente?”

Per fortuna, non era pediatra, altrimenti la sua pazienza sarebbe stata messa a dura prova e avrebbe persino consigliato a Pablo di consultare uno psichiatra!

 

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lospecchioblu 29 marzo

Quella notte, Lena si trovava in un mare di pensieri, incapace di prendere sonno nonostante la presenza di Livio accanto a lei. Avevano conversato fino a esaurire ogni argomento, ma l’ondata di lavoro incessante aveva accumulato tensione, impedendo loro di assaporare un momento di intimità.

Da sempre avevano nutrito il desiderio di vivere un amore ricco di passione, eppure nel tempo recente, quel sentimento vibrante sembrava svanito. Forse era la routine quotidiana ad aver spento l’entusiasmo di appartenersi, o forse il semplice fatto che tornare indietro ai momenti di follia felice tra le lenzuola appariva impossibile.

Entrambi erano consapevoli del bene che si volevano, eppure la parola "ti amo" sembrava bloccata in gola, difficile da pronunciare. Avevano dato per scontate troppe cose, ignorando che l’amore richiede cura quotidiana; altrimenti, si trasforma in un’immagine sbiadita di ciò che era stato.

Mentre il cielo si tingeva di scuro, le loro menti vagavano tra i pensieri, cercando il coraggio necessario per migliorare il loro legame. Sapevano bene che il cammino non sarebbe stato semplice, ma quel buio che una volta li unì doveva ritornare, per riscaldare i loro cuori con un amore rinnovato, illuminato dalla promessa di un domani migliore.

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lospecchioblu 28 marzo

A Due Passi dal Baratro

 

Eugenio Spezio aveva un brutto vizio: il gioco. Quello che era iniziato come un semplice divertimento, una sorta di scherzo innocente, si era trasformato in una dipendenza devastante. Il demone delle carte si era impossessato di lui, rendendolo schiavo di una passione distruttiva.

La moglie, stanca di essere trascurata, si lamentava del fatto che Eugenio spendeva tutto il suo guadagno in quelle maledette serate. Le vittorie erano rare, mentre le perdite si accumulavano, lasciando la famiglia in una situazione sempre più difficile. C'era da pensare ogni giorno al cibo da mettere in tavola, alla scuola della figlia Elvia e alla mensa dell'asilo di Sergio. Come aveva potuto diventare un uomo così irresponsabile e poco consapevole delle conseguenze delle sue azioni?

Decise di parlarne con i suoceri, con cui aveva sempre avuto un buon rapporto. I due anziani lo avvertirono riguardo a una possibile e drammatica crisi finanziaria, ma le loro parole non fecero breccia. Le promesse di Eugenio si rivelarono vani propositi, simili a quelle di un marinaio: mai mantenute. Quando si trattava di affrontare la realtà, lui era sempre assente e distratto.

Così, senza rendersene conto, Eugenio mise la sua famiglia a due passi dal baratro. Prelevava ingenti somme dal conto corrente per coprire i debiti, usando proprio quei soldi che sarebbero serviti per le bollette e le spese impreviste.

Una sera, la moglie parlò chiaro: o si impegnava a cambiare, oppure se ne sarebbe andata via con i figli. Non poteva più tollerare quella situazione insostenibile. Eugenio pensava di essere al sicuro, convinto che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di lasciarlo. Ma lei mantenne la sua parola.

Inizialmente, non gli importò di essere solo, poiché sosteneva che non ci fosse più nessuno a rimproverarlo. Tuttavia, con il passare dei giorni, finalmente si rese conto della gravità della situazione. Decise di cercare aiuto da uno specialista. Fu un percorso lungo e impegnativo, ma estremamente utile.

Eugenio ricominciò a vedere i suoi figli, ma con la moglie non c'era più nulla da fare. Ormai era troppo tardi, e lei si era ricostruita una vita. Riflettendo su quanto era accaduto, si rese conto che la colpa era solo sua. E le sue lacrime di pentimento non sarebbero mai state in grado di riportare indietro il tempo.

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