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Io sogno tu sei

di Gabriele Romagnoli
 

Io sogno tu sei

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La prima cosa bella di giovedì 30 giugno 2022 è quel sogno in cui sei con qualcuno che non c’è più e dopo un po’ te ne rammenti, ma continui come niente fosse, per non svegliarti, per non svegliare l’altro. E’ un sogno che inizia come tutti, in una situazione che puoi aver già davvero vissuto o no. La presenza di chi non dovrebbe più esserci ti sembra naturale. La rivelazione arriva come un soffio, ti passa dentro. Non lasci che ti faccia cambiare espressione, continui a parlare e sorridere, quasi ti convinci che vada tutto bene, che questa sia ancora la vita. Lo stupore ti accende un mezzo sorriso. Nell’altro, di riflesso, affiora un velo di malinconia. E’ come se avesse capito, ma per lo stesso affetto che vi lega continuasse la sua parte. Siete Harrison Ford e il replicante nell’ultima scena di Blade runner e quel sogno è tutto il tempo che vi è concesso, non per farvi domande esistenziali e avere risposte definitive, ma per giocare a come niente fosse accaduto, perché l’avete dimenticato, non l’avete mai saputo, non è successo. C’è solo questo tavolo, questo foglio su cui scrivete programmi per l’estate, con una biro rossa e ogni parola sbiadisce quando l’hai finita, ma tu vai a capo, e a capo e a capo.  Io sogno tu sei.  

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donmichelangelotondo più di un mese fa

La ritmoanalisi

 
 
 

 Da Lúcio Pinheiro dos Santos a Gaston Bachelard

A volte succede che case editrici periferiche e nate da poco tempo offrono ai lettori interessanti collane  che propongono inediti itinerari di ricerca con la pubblicazione e la traduzione di testi di figure poco note e appartenenti a mondi culturali non al centro dei dibattiti; inoltre, i testi scelti per loro natura transdisciplinari tendono a non scindere le ragioni del pensiero dalle verità della vita  e si distinguono per essere espressione autentica di un  modo particolare  d’essere e di vedere il mondo secondo ottiche spesso in contrasto con quelle in vigore. Si segnala in tal senso la collana MAAT STUDIES, diretta da Enrico Giannetto e ispirata alla dea egizia MAAT, che trovava nella stella polare Vega  della costellazione della Lira, dove passava la Via Lattea, il suo costante  punto di riferimento; come poi avverrà nel mondo greco, la contemplazione dell’universo era fonte di  conoscenza e nello stesso tempo di una verità a cui legare strettamente il modo di vivere. Non a caso MAAT veniva rappresentata con una leggera e diritta piuma di struzzo  che stava a significare la dea della verità, della rettitudine, della giustizia e nello stesso tempo espressione della mitica ‘età dell’oro’ quando ancora il male non era apparso; ma serviva anche  come una bilancia per verificare al momento della morte  se il peso dell’anima o del cuore messi su un lato superava o meno il peso della piuma messo sull’altro.

Con questo intento di verificare il peso veritativo ed esistenziale del non comune percorso di ricerca di una figura  del ‘900, quasi del tutto ignota come il filosofo Lúcio Pinheiro dos Santos (1889-1950) da considerare nello stesso tempo particolare espressione dell’anima di un paese come il Portogallo, sono apparsi, in ottima traduzione da parte Veronica Pozzessere con relative e significative introduzioni,  due testi scritti da studiosi di questa figura come Pedro Baptista (1948-2020), Il filosofo fantasma. Lúcio Pinheiro dos Santos (Catania, A&G – CUEM 2020) e Rodrigo Sobral Cunha, Filosofia del ritmo portoghese (Catania, A&G -CUEM 2020), testi entrambi con prefazione di Enrico Giannetto dal titolo ‘Verso una filosofia naturale della pluralità del tempo’. Quest’ultimo testo si segnala in particolar modo per il fatto che  è ‘seguito dallo studio di Gaston Bachelard sulla Ritmoanalisi’ di Pinheiro dos Santos, la cui opera del 1931 purtroppo è andata perduta; citata e analizzata dall’epistemologo francese nel capitolo VII della sua opera del 1936  La dialectique de la durée ( trad. it. La dialettica della durata, Milano, Bompiani 2010, pp. 318-361), è  la sola fonte che permette di avere una idea di fondo del pensiero di questo ‘filosofo fantasma’ che fu fisico e psicologo, come lo chiama  Pedro Baptista, anche se come viene giustamente chiarito da Veronica Pozzessere la finalità bachelardiana era rivolta a “supportare i suoi studi sull’argomento” e gettare le basi di una filosofia della pluralità dei tempi nel suo incontro-scontro con le tesi di Henri Bergson.

Ma per capire la ‘Ritmanálisi’ è da sottolineare che sia Pinheiro dos Santos che Bachelard negli anni ’30 si stavano confrontando con gli sviluppi delle nuove teorie fisiche del ‘900, quali la relatività e soprattutto la nascente meccanica quantistica che stavano dando una nuova immagine dell’atomismo e del ‘ritmo’ degli atomi e  dei ‘ritmi del tempo, dei tempi’ grazie ‘allo spazio-tempo curvo e alla variabilità discreta, discontinua dei quanti’, come sottolinea Enrico Giannetto che fa riferimento pure ai lavori più recenti degli anni ’80-’90 di Michel Serres rivolti a ‘riscoprire il tempo’ e agli ‘elementi di ritmoanalisi’ e alla ‘conoscenza dei ritmi’ di Henri Lefebvre. Anche se in maniera indiretta e attraverso la mediazione dell’epistemologo francese emergono dai due studi tradotti lo spessore e la statura teoretica di Pinheiro dos Santos col suo “discorso sul ritmo che spazia dalla fisica quantistica alla psicologia, dalla psicoanalisi alla biologia, dall’antropologia all’ecologia”, come evidenzia Veronica Pozzessere  nel fare la storia della ritmoanalisi con l’analisi di altri pensatori portoghesi come Leonardo Coimbra su cui si sofferma il testo di Sobral Cunha; tale importante testo ci permette di prendere atto dell’esistenza di una vera e propria ‘filosofia del ritmo portoghese’, la cui originalità “caratterizza questa terra di confine, il Portogallo, luogo che conserva un rapporto privilegiato con la natura” sino a costituire “una tradizione di pensiero che sin dall’inizio ha messo la natura al primo posto” per Veronica Pozzessere che trova delle forti analogie con lo stesso percorso poetico di Fernando Pessoa nella poesia  Natura tanto indefinibile quanto Dio.

In tal modo si deve prendere atto che esiste un capitolo del pensiero filosofico-scientifico, quello portoghese, oltre alla più nota letteratura, con le proprie peculiarità  che sino ad ora non ha avuto una adeguata attenzione critica nei dibattiti del ‘900  né tanto mano nei manuali di filosofia; i due testi tradotti ci permettono di entrare in un preciso universo teorico dove primeggia la figura di Pinheiro dos Santos con la sua originale teoria basata sul ruolo cruciale assegnato al ritmo ritenuto in grado di essere un principio che genera l’equilibrio e l’armonia universali.  Il testo di Cunha in particolar modo ci permette di trovare delle analogie ‘ritmoanalitiche’  con altre figure come Coimbra, Joaquim Domingues e  Ludwig Klages che si sono soffermati nel trovare diversi punti in comune tra il pitagorismo e alcuni sviluppi del pensiero scientifico del ‘900; in tal modo  si dà al ritmo, significativamente definito O ritmo excelso, una valenza ontologica che costringe a mettere in discussione, come ha fatto lo stesso Bachelard in Le nouvel esprit scientifique del 1934 dove si parla della necessità di una ‘epistemologia non-cartesiana’ e di una ragione complessa più capace di cogliere le diverse nuances del reale, la visione cartesiana del mondo con le sue propaggini meccanicistiche. Pinheiro dos Santos, quasi in analogia con altre figure del primo Novecento come Pierre Teilhard de Chardin che parlava di Inno alla Materia e Alfred N. Whitehead che dava importanza strategica ai processi, ritiene necessario ridimensionare la visione antropocentrica  e ci inoltra in una visione cosmocentrica dove ciò che conta di più è l’ascolto della natura e dei suoi ritmi naturali col dare un senso diverso a “quel ritmo prossimo della vita ed al divenire eracliteo”, come viene sottolineato da Veronica Pozzessere.

I due testi, oltre a fornire una inedita ricostruzione bio-bibliografica di tale ‘filosofo fantasma’, si segnalano per una precisa scelta metodologica portata avanti, come nel caso soprattutto di Pedro Baptista e autore di altri lavori come anche del  progetto di costituzione della prima Facoltà di Lettere di Porto,  “attraverso i fossili di radiazioni del suo spettro”; è da tenere presente che il concetto di ‘spettro’, poco tenuto in debita considerazione nei dibattiti filosofico-scientifici, si trova nello stesso Bachelard che a sua volta lo derivò dalle profonde analisi delle teorie fisiche del primo Novecento, come si ricava da un recente lavoro sull’epistemologo francese (cfr. Charles Alunni, Spectres de Bachelard, Paris, Hermann 2018) proprio per indicare la pluralità, le potenzialità e i fili multipli di un percorso oscillante tra filosofia, scienza e poesia. In tal modo si comprendono meglio la portata ed il senso stesso dell’idea originale compresa nello scritto ‘A ritmanálisi’,  frutto della combinazione di diversi fattori e anche degli stessi stretti rapporti di Pinheiro dos Santos con il pensiero francese dei primi decenni del secolo scorso; nelle pagine dei due testi “lo spettro prende forma” e si irradia sino a poter parlare con Cunha  di una stessa “ragione ritmica germinata dalla ritmoanalisi”, opzione teoretica venuta a galla tra le due guerre e sviluppatasi da una parte insieme cogli apporti decisivi della relatività, della fisica dei quanti e della meccanica ondulatoria e dall’altra con l’emergere del concetto di energia propria della psicoanalisi e del movimento surrealista.

In tale modo, come in Bachelard, scienza, filosofia, poesia e altre costellazioni concettuali come la psicoanalisi, pur appartenenti a mondi diversi, si presentano come universi aperti, dialogano in maniera costruttiva mettendo  in crisi la granitica ragione cartesiana e demolendo i miti di un certa modernità e i suoi ‘assoluti terrestri’  come li chiama Dario Antiseri; ed in Pinheiro dos Santos prende sostanza teoretica la “nozione filosofica di ritmo” che ci permette per Cunha “una rinnovata comprensione del tempo e dell’universo che rinvigorisce le dialettiche con il sapore della vita cosmica e dell’intelligenza arguta, soppiattando logicismi cosisti e binarismi forti, conciliando l’esprit de géométrie e l’esprit de finesse”. In tal modo emerge una visione del ritmo basata non tanto sulla ripetizione, ma sull’innovazione sino ad elevarsi in “senso creazionista” col fornire, quasi analogamente al percorso di Romano Guardini negli stessi anni, “una comprensione dinamica delle polarità su tutti i fronti” col generare così, a dirla con Bachelard, un esprit surrationnelmultiforme dove svolgono un ruolo creativo sia la ragione filosofico-scientifica, soprattutto nella sua veste matematica, che la rȇverie in azione negli universi poetici. E non sarebbe esagerato affermare che la ritmoanalisi, proposta da Pinheiro dos Santos  nutritosi sul piano ermeneutico della presa in carico di diverse costellazioni concettuali del primo Novecento, sia stata la via portoghese della complessità, come è stata del resto quella di Gaston Bachelard   in base alle indicazioni forniteci da Edgar Morin.

Così questi due testi che vanno letti insieme non solo ci offrono attraverso la storia della ritmoanalisi quasi una archeologia del pensiero portoghese con l’offrirne un inedito panorama  dove in questi ultimi tempi, grazie alla riscoperta di tale filosofo fantasma, è in atto un movimento di pensiero che Rodrigo Sobral Cunha chiama Filosofia atlantica del ritmo a cui dare una più adeguata attenzione critica;  ma aiutano anche a capire un momento del pensiero europeo del primo Novecento e ad ‘esumare delle armonie nascoste’, come le chiama Charles Alunni,  tra figure che pure con intenti diversi si sono incontrate nutrendosi a vicenda dei rispettivi punti di vista, una vota abbeveratesi a diverse e comuni fonti di Siloe. E a questo proposito assume un diverso significato storico-teoretico un’altra ‘armonia nascosta’, quel fatto poco noto e relativo alla traduzione in portoghese nel 1934, con relativi dibattiti e con significative risonanze anche in Brasile, di una delle ultime opere del matematico ed epistemologo  Federigo Enriques, La signification de l’histoire de la pensée scientifique; tale opera passò inosservata in Italia e fu invece, grazie a Paul Valéry e  Gaston Bachelard, al centro di animati dibattiti in Francia  che determinarono un crescente interesse nel mondo portoghese verso queste problematiche sino all’organizzazione a Lisbona di un  Congresso Internazionale di Storia della scienza  nello stesso anno e voluto da Hélène Metzger (Hélène Metzger, vittima della Shoah, filosofa della scienza, 27 gennaio 2021).

Bisogna essere grati, dunque,  a Enrico Giannetto e a Veronica Pozzessere che ci hanno proposto una figura degna di essere conosciuta e che può incarnare i nostri sempre più pressanti aneliti veritativi dopo le illusioni del pensiero post-moderno, oltre all’invito a non sottovalutare l’apporto di altre tradizioni di pensiero; in tal modo si può parlare anche di una specifica filosofia portoghese anche perché al suo interno, in questi ultimi decenni, stanno prendendo piede altri significativi percorsi come quello relativo all’Epistemologia da Interdisciplinaridade, portato avanti da Olga Pombo, e nel campo più specifico della filosofia della scienza.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

L’ambita libertà

 
 
 

Ma esiste?

Libertà, desiderata e temuta libertà. Non solo sogno americano, ma di tutti i popoli.

Pagheremmo per essa, ma per comprarla abbiamo bisogno di un lavoro e questo significherebbe rinunciare al tempo, ovvero alla libertà. Ma è possibile essere liberi? Chiaramente no.

Dai primi tempi della nostra vita siamo vittime di liberticidio. Pensate, nasciamo senza che abbiamo parola in merito giustamente, ma già qualcuno decide per noi e questa non è libertà. Siamo obbligati ad andare a scuola, per avere una cultura che ci aiuterà a vivere e interagire con il mondo esterno. Dobbiamo lavorare e dobbiamo studiare, ma già in questo c’è libertà, per sommi capi decidiamo cosa scegliere, almeno per la maggior parte dei casi.

Siamo liberi da noi stessi? La nostra coscienza ha una forma limitata direbbero alcuni vecchi filosofi, limitata dal nostro corpo. Eppure alcune religioni professano la meditazione, un qualcosa capace di andare al di là del corpo. Alcuni, ad esempio, praticano il viaggio astrale: lo “spirito” scinde dal corpo e vola, ovunque vuole. Questa è un apparente libertà, eppure abbiamo bisogno di qualcosa per praticarlo.

Ecco, proprio questo “bisogno di” non ci rende liberi. Fisiologicamente non siamo liberi. Per vivere abbiamo bisogno che il nostro cuore pompi il sangue, abbiamo bisogno di respirare, mangiare e bere. Siamo schiavi del nostro corpo in questo senso.

Cambiamo aspetto, quello psichico. Viviamo dell’approvazione dell’altro, abbiamo bisogno di affetto per stare bene. Se questo ed altro non dovesse avvenire, candiamo in squilibri psichici, capaci di far insorgere disturbi, alle volte incurabili.

Quindi, la libertà non esiste. Per essere liberi dovremmo essere privi di bisogni e dipendenze. Il semplice desiderio di essere liberi non ci rende tali. Analizziamo un attimo il desiderio. Sentiamo il bisogno di qualcosa che non abbiamo e, il bisogno, come detto prima, è liberticida.

Ma andiamo più vicini a noi: i diritti. Questi, che spaventano alcuni partiti politici, oggi non li abbiamo, almeno nella circoscrizione italiana. Pensiamo all’aborto.  In Sicilia c’è l’85% di obiettori, personale medico che si rifiuta di praticare l’aborto.

L’unica volta in cui siamo liberi, una libertà illusiva, è quando sentiamo di essere liberi. La sensazione è capace di alterare la razionalità e realtà della persona. Ma facciamoci bastare questo!

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati» Mt 9,1-8.

Miseria e misericordia. È così che sant’Agostino riassume l’opera redentrice di Cristo. Miseria dell’uomo; misericordia di Dio. Il miracolo di Cristo, che perdona i peccati e dà la salute, proclama che la misericordia di Dio è più forte della miseria dell’uomo.

(Prego)

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
(Agisco)

Perché l'eucaristia, il segno più alto del perdono, sia il nostro ringraziamento per ciò che Egli ha fatto per tutti noi.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

L’estate avanza!

 
 
 

Se alle idee si accompagna la serietà, il successo è sicuro.

Progetti sicuri non se ne fanno: oggi è tempo di acuirsi. Visto la stagnazione dei mercati di prodotti energetici, manca la base per lanciarsi con nuove idee. L’energia! Chi ne detiene il monopolio ne fa uso distorto, colla richiesta sui mercati non fa che alzare i prezzi, da scoraggiare investimenti e iniziative. Ci sono anche alcuni settori, poi, dove vi è gran richiesta di prodotti e manodopera che non si riesce a reperire. Sembra quasi che, per mancanza di tessuto confacente, si voglia mettere una toppa inappropriata a delle “disfunzioni” sottomano.

Per ciò che riguarda il personale specializzato, atto a soddisfare la stagione estiva, sembra abbia preso il volo verso altri lidi: all’estero e meglio remunerati, piuttosto che rimanere sul suolo natio, a chilometri zero e mal pagati.

C’è un ricambio però, ma è fatto di precarietà. È dato dagli esasperati che arrivano sulle nostre sponde, spinti dalle avversità del clima e dai conflitti nei loro Paesi di origine. Questi, se da una parte si sobbarcano le imposizioni dei datori di lavoro ai medesimi gli creano degli scompensi d’immagine e di qualità pei servizi resi. Succede poiché non hanno esperienza e attitudine a dove vengono preposti.

L’Italia continua a vantarsi di essere in prima fila per l’afflusso di vacanzieri che arrivano un po’ da tutto il mondo, ma fino a quando? Al turista straniero che arriva in Italia, oltre che le opere d’arte, i tanti musei messi a loro disposizione, gli spaghetti e la pizza, c’è bisogno di mettere in primo piano i servizi e la serietà gestionale: una vera accoglienza civile. Questi “prodotti” sono diventati assai carenti e, in vari casi, assenti nel nostro Paese: bagni pubblici, trasporti, guide turistiche ben preparate e onestà intellettuale degli operatori economici in genere.

In gastronomia è importante che la maestranza sia di pianta stabile e non che ci sia improvvisazione e cambio di soggetti a non finire. Si fa presto, per chi è sul mercato, a prendere la nomea di un posto dove non recarsi. Il risparmio non va mai a pari passo con l’utile finale, ma ne è la conseguenza negativa di una male gestione dell’attività. Se non si tiene conto di un briciolo di professionalità e di serietà nel trattare bene le maestranze, si corre il rischio di bruciare il capitale investito.

Le contese umane sono dappertutto tanto che il mondo sembra rimpicciolirsi. Sembra che ne sia la causa di tutto questo inutile e dannoso scalpitare. Ma è solo uno sconcertante modo di vedere la realtà dei fatti in quanto tali, dove il malcontento nasce appunto dalla disparità: tra il lavoro svolto e la paga che un dipendente percepisce.

Il più delle volte, però, l’insofferenza non ha alcun motivo di essere. È puramente negativo vedersi sempre il proprio bicchiere mezzo vuoto senza avvertirne l’altra metà: bevuta o lasciata evaporare per negligenza o stupida arroganza. Il clima resta torbido dacché le richieste non vengono sostenute dalle offerte. Non si può pretendere che le cose non vadano a pari passo. È vero che ognuno di noi ha quel che si merita: sia per educazione al servizio, sia per saperne abbastanza sul da farsi, dove non basta un bel curriculum di presentazione, ma serve una sana e preparata propensione, una volta assunto, a svolgere la propria mansione con diligenza e serietà.

Mi viene in mente quando, mandato dall’Agenzia colla quale collaboravo e che mi presentavo sul nuovo posto di lavoro. Alla richiesta del titolare che mi chiedeva cosa avevo intenzione di guadagnare, io gli rispondevo: – Fatemi lavorare una settimana con una paga irrisoria, dopodiché potremo più facilmente definirne i rapporti lavorativi e lo stipendio. Funzionava sempre. Se si cerca un buon riscatto sociale e si vuol iniziare dal vendere lupini, bisogna che non si dia adito alla sorte, di affondare la nostra barca che li trasporta: faremmo tutti la fine della famiglia Toscano (i Malavoglia verghiani).

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Enjoy Puglia!

 
 
 

Enjoy your life!

La Puglia, terra del sole, del mare, di colline ora brulle ora verdeggianti, di foreste a due passi dal litorale.

Enjoy Puglia!

Qui puoi divertirti come e quando puoi. L’ospitalità è nel nostro DNA, la bellezza la respiriamo ogni giorno, le possibilità ricettive e le opportunità di svago sono praticamente illimitate.

Hotel extra lusso, ma anche per tutte le tasche (insieme a B&B, pensioni, case vacanza), alta cucina e cucina tradizionale, attrezzature sportive di ogni genere, discoteche, escursioni per amanti del trekking, della bici, dei cavalli: puoi disegnare la vacanza dei tuoi sogni e non avrai che l’imbarazzo della scelta.

Lasciati ammaliare dalla magia di Castel del Monte o dai trulli di Alberobello, entrambi patrimonio UNESCO.

Immergiti nella foresta umbra o nelle acque cristalline dei nostri 865 km di coste.

Trova rifugio nelle nostre masserie seicentesche circondate dagli ulivi secolari tra Monopoli, Fasano e Ostuni, la “città bianca”.

Scopri la Valle d’Itria, innamorati del Salento con Lecce, la capitale del Barocco.

Balla la pizzica, a Melendugno come a Gallipoli, i cui locali sono tra i più noti per il turismo LGBT di tutto il mondo.

Puglia, dove è vacanza 12 mesi all’anno.

Enjoy Puglia, enjoy your life!


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donmichelangelotondo più di un mese fa

La dura (e sbagliata) legge del Pos

La dura (e sbagliata) legge del Pos
(ansa)
Solita occasione mancata da parte del legislatore per farci fare un salto in avanti
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E quindi giovedì 30 giugno entra in vigore “la dura legge del Pos”. Pagamenti obbligatori con carta di credito in tutti gli esercizi commerciali. Pena, una multa di 30 euro più il 4 per cento della transazione negata. In un paese ancora legato ai pagamenti cartacei e al nero, cioé all’evasione fiscale, ci sarebbe da esultare. Finalmente. E invece no. La norma approvata in gran fretta dal Parlamento nel decreto di attuazione del Pnrr sembra fatta apposta per diventare la solita occasione mancata del legislatore per farci fare un salto in avanti. Intanto c’è il meccanismo della multa: è il cliente che deve denunciare l’esercente. Immaginate la scena: devo pagare un caffè, quello mi dice che il Pos è rotto, è sempre rotto il Pos in certi negozi, io esco, chiamo una guardia e sporgo denuncia.

 

E poi cambio quartiere probabilmente. Ma il vero punto debole della norma è nell’aver considerato un solo tipo di pagamento digitale: quello con il Pos, appunto, un acronimo che sta per Point of Sale, un oggettino al quale avvicinare la carta di credito per la transazione, pagando ovviamente varie commissioni. Ma lo sa, il ministro dell’Economia Daniele Franco, che questa norma ha voluto, che si possono fare pagamenti elettronici, e quindi tracciati, anche senza carta di credito e con commissioni quasi azzerate? La tecnologia ha fatto passi da gigante in questi anni: avvicini il tuo telefonino a quello dell’esercente, scrivi la cifra dovuta e i soldi si trasferiscono, come per magia.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Spagna e migranti doppio registro

 
Migranti feriti e morti dopo l'assalto alla grata di Melilla

Migranti feriti e morti dopo l'assalto alla grata di Melilla

La politica del governo spagnolo nei confronti dei migranti che cercano di entrare in Europa “saltando” le due reti metalliche che cingono Melilla è aberrante, non da oggi. E’ una politica codificata dopo la strage del febbraio 2014, quando i militari spagnoli spararono contro persone che arrivavano (in questo caso a nuoto) uccidendone, ancora in mare, quindici. Consiste nel “respingimento a caldo”: chi arriva da territorio marocchino non ha il diritto di identificarsi, di fare richiesta di asilo, di contare su un interprete come invece prevede la legge internazionale.

Viene semplicemente rimandato indietro all’istante, quando ancora in vita. Mentre dalla costa orientale della Spagna partono con ritmo regolare imbarcazioni di Ong che assistono e sovente salvano dalla morte i migranti che arrivano nel Mediterraneo, applauditissime, dalle coste dell’Andalusia si avvicendano verso Melilla agenti della Guardia Civil incaricati di sparare a vista. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, socialista, riguardo alle 37 persone uccise venerdì scorso ha parlato di un “assalto al suolo spagnolo violento e organizzato dalle mafie”, e si è rallegrato con la gendarmeria marocchina che lo ha respinto, di concerto con la Guardia Civil.

37 morti. Parole irricevibili, ma soprattutto un doppio registro nelle politiche migratorie e umanitarie di quel Paese che non si può più spiegare con le sole “ragioni storiche”: col dire, insomma, che Melilla (si pronuncia con la gl, foneticamente Meliglia) e Ceuta siano “eccezioni” in quanto enclave spagnole in territorio marocchino, perciò confini vulnerabili. Risale alla Reconquista, al 1497, la ispanidad dei due presidi. E’ tempo di riconsiderarla, la Storia.

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donmichelangelotondo più di un mese fa

Fiorin fioretto

Fiorin fioretto
(ansa)
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La prima cosa bella di mercoledì 29 giugno 2022, visto che è il giorno dei santi Pietro e Paolo, è il fioretto. Sta dilagando tra gli sportivi. Ma occorrerebbe intenderci: quando e come va fatto? Già ad inflazionarlo rischia la fine del referendum: nessuno lo prende più sul serio. E’ una cosa, invece, quasi commovente: un tentativo di negoziare con il destino, che per definizione non dovrebbe lasciarsi influenzare. Invece, ci provano. Il punto è che non sempre azzeccano i tempi, che per uno sportivo è tanto. Lo confondono con il “voto”: se mi succede questo, farò quello. E’ andata sempre bene all’allenatore Nicola, che ha conquistato due salvezze promettendo percorsi a pedali o marce forzate. Ma avrà davvero influito? Almeno si era speso. Quando Berrettini ha detto: “Se vinco Wimbledon mi taglio la barba”, ho tremato. Per lui e per noi. Va bene che la nonna non volesse cose estreme, ma una rasatura in cambio della gloria e di oltre due milioni di euro era francamente una proposta indecente. Almeno, tagliatela prima. E infatti: zot! Niente vittoria, manco un inizio. Povero. Non ci sarà correlazione, ma i fioretti vanno offerti, senza se e senza ma. Adesso, per dire, non tocco più alcol, perché vorrei… 

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donmichelangelotondo più di un mese fa

(Leggo)
«Ma voi, chi dite che io sia?» Mt 16,13-19.

È un reciproco chiamarsi per nome ciò che avviene tra Gesù e Pietro, un riconoscere l’uno l’identità profonda dell’altro. È questo ciò che può avvenire a ogni discepolo che si pone alla sequela di Gesù: essere riconosciuto nella sua identità più profonda e ricevere da questo sguardo di amore, che dona spessore e profondità, un nome nuovo.

(Prego)

La sua parola vi ha chiamati
il vostro nome ha pronunciato
abbandonata casa e campi
Gesù e il Vangelo avete amato.

(Agisco)

Conosco me stesso nei suoi limiti e qualità?

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