S’inseguono i tramonti alle mattine fredde senza sole.
Non c’è più la nebbia che t’impediva di vedere
Segno che qualcosa è cambiato anche nel tempo.
Tutti in fila in macchina, gli schiavi dello sviluppo vanno a lavorare
Tutti in silenzio, un giorno eran tutti in bicicletta,
almeno sentivi qualche parola o uscir dalla bocca il vapor del fiato.
La sera aspettavi il telegiornale, davanti ad un piatto di minestra calda
per ascoltare i fatti del giorno. Oggi non ci son più nemmeno le notizie.
A volte sembrano racconti inventati di qualcosa che non è successo.
La domenica uscivi perché potevi permetterti una copia di un giornale.
Lo leggevi e cercavi qualche notizia che t’interessava
Oggi non leggi più, perché ti sembra che ogni titolo è un inganno.
Non vai nemmeno più in fondo alla pagina sportiva
Tanto sai che siam sempre ultimi o forse non ci siamo più.
Cammini per il viale solo per far passare il tempo,
e ti ritornano alla mente i giorni della scuola
i versi imparati a memoria, di Pascoli, leopardi e Ungaretti,
L’albero a cui tendevi la pargoletta mano……. La nebbia agli irti colli,
nella torre il silenzio era già alto, Sempre caro mi fu quest’ ermo colle
versi imparati a memoria che dovevamo recitare in classe.
Seduto su una panchina vicino ad un albero ancora spoglio e rinsecchito
pensi ad ora, pensi al passato e ti domandi cosa è migliorato.
Tutti parlano di progresso e innovazione, ma son sempre di più
quelli che stanno a casa, quelli che stanno in fila per una scodella di minestra
E poi non sanno dove la sera dormiranno.
Non ci sono più i bimbi a giocare per le strade, le loro grida le corse per segnare.
Son tutti vecchi, coperti e imbacuccati, alcuni soli, altri accompagnati.
Nemmeno la morte ti regala più una bara, adesso puoi scegliere
un vaso di coccio dipinto e colorato, un pò di cenere ricorda il tuo passato.








