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azaryel 14 ore fa

 

 

Esiste un altare dove la redenzione non si inginocchia mai. 

 

Porti la croce dei suoi peccati. 

Dove hai inchiodato la tua fede, il rancore ti chiama padre. 

Notti insonni, un pianto d’amore assetato di fiele. 

Lo vesti con gli anni della sofferenza. 

Il suo sfogo è il delirio del tuo essere. 

Il suo premio: essere il tuo delirio. Nutri con amore un atto di fede, moneta d’oro che offende qualunque Dio. 

Colmando la distanza tra piedi e occhi, custodisci l’esigenza. 

Padre — 

ti chiama il rancore.

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azaryel 29 aprile

 

 

 

 

Cammino

come chi ha imparato

che le strade non si conquistano,

si attraversano. 

Porto nelle mani calli di ferro

e nei polmoni il vento

di una libertà

che non ha ancora nome. 

Amo con fame antica,

non cerca corpi

ma passaggi segreti

nell’anima. 

A volte mi perdo nei simboli,

ma è proprio lì

che trovo le mappe

per tornare a casa. 

Sono stato buio, dipendenza,

silenzio duro come metallo. 

Ora sono seme,

attesa,

germoglio

che spacca la terra

senza fare rumore. 

Non cerco più di vincere la vita. 

Voglio sentirla respirare contro il petto. E mentre avanzo lento

sulla scacchiera dei giorni, 

senza sapere

se arriverò davvero

dall’altra parte, 

già mi trasforma 

il semplice coraggio

di restare vivo.

 

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azaryel 27 aprile

C’è un punto in cui la scienza si è staccata dalla coscienza.

Da quel giorno abbiamo imparato a fidarci dei flaconi, non del respiro della terra.

Ma la natura non vende: guarisce chi la ascolta.

E questa è la sua colpa più grande.

 

 

 

La natura ci cura

 

Ci hanno insegnato a fidarci del bianco,

dei camici, dei flaconi,

del verbo “scientifico” che sa di ordine e salvezza.

Ma la terra non parla in latino:

sussurra nel vento,

sputa semi tra le crepe dell’asfalto,

guarisce chi ancora l’ascolta.

 

Un tempo bastava un infuso,

una foglia d’alloro sul dolore,

il respiro della notte dopo la tempesta.

Poi arrivarono gli uomini con le tasche piene di profitto,

e ci dissero che il rimedio era dentro un numero di serie.

 

Abbiamo smesso di chiedere “perché sto male?”

per imparare a chiedere “che dose devo prendere?”.

E il corpo — fedele, disperato —

ha imparato a obbedire anche al veleno,

pur di non sentirsi solo.

 

Non fu l’evoluzione, ma il marketing,

a decidere il nostro destino.

Hanno bandito le piante che guarivano troppo,

quelle che parlavano d’anima, non di sintomo.

Hanno curato il dolore, ma non l’uomo.

 

Io li guardo, ora,

mentre raccolgo una foglia di salvia e un dubbio,

e penso che la verità non stia nel progresso,

ma in ciò che resiste alla formula.

 

La natura ci cura —

non perché ci guarisce,

ma perché non ci mente.

 

 

 

1. Salice bianco → Aspirina (Bayer)

L’acido salicilico, presente nella corteccia del salice, veniva usato fin dall’antica Grecia per abbassare la febbre e calmare i dolori.

Nel 1899 la Bayer sintetizzò la acetilsalicilico, lo brevettò e lo chiamò Aspirina.

La differenza? La pianta aveva anche tannini e flavonoidi che proteggevano lo stomaco; la versione chimica no.

Risultato: ulcere e gastriti, ma miliardi di profitti.

 

 

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🌿 2. Papavero da oppio → Morfina / Codeina / Ossicodone

Usato per millenni come sedativo naturale.

Quando fu “isolare” la morfina, sembrava una conquista scientifica.

Poi arrivò la dipendenza di massa — e oggi gli oppiacei sintetici hanno creato un’epidemia di overdose.

La natura dava sonno e sollievo; l’uomo ha estratto la dipendenza.

 

 

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🌿 3. China (Cinchona) → Clorochina / Idrossiclorochina

L’albero di china, usato contro la malaria per secoli, conteneva chinina.

L’industria ne ha fatto vari derivati brevettati.

Ma la polvere di corteccia, usata nel modo giusto, funzionava senza i pesanti effetti collaterali chimici.

 

 

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🌿 4. Digitale purpurea → Digossina

Un fiore usato nella medicina popolare per i problemi cardiaci.

Dalla pianta hanno isolato il principio attivo e lo hanno “ripulito”… togliendogli però i modulatori naturali che ne limitavano la tossicità.

Oggi la digossina è uno dei farmaci con margine terapeutico più stretto: basta poco per un sovradosaggio.

 

 

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🌿 5. Cannabis → CBD / THC / Farmaci sintetici derivati

Lì si sono arresi: non riescono a riprodurre il complesso equilibrio naturale dei cannabinoidi, terpeni e flavonoidi.

Per questo la pianta funziona dove i farmaci falliscono — perché non è un principio attivo isolato, ma un’orchestra completa.

 

 

. Cannabis

 

Negli anni ’30 la cannabis terapeutica era comune in farmacia.

Poi è arrivata la campagna americana di Harry Anslinger, spinta da lobby industriali come quella del cotone, del petrolio e della carta (la canapa era un concorrente naturale e più economico).

Risultato? Criminalizzata come “droga pericolosa” con il Marihuana Tax Act del 1937.

In realtà, gli studi seri (anche moderni) mostrano benefici nel dolore neuropatico, epilessia, disturbi del sonno, ansia, e in alcune forme di Alzheimer.

 

 

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🌼 6. Assenzio (Artemisia absinthium)

 

Usato in medicina popolare per la digestione e come antiparassitario.

Fu bandito a inizio ’900 perché conteneva tujone, un neurostimolante che, in dosi elevate, può essere tossico.

Ma la verità è che l’assenzio disturbava l’industria dell’alcol — la campagna “anti-assenzio” partì dai produttori di vino, che stavano perdendo mercato.

Oggi la pianta è di nuovo legale in molti Paesi, ma regolata.

 

 

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🌺 7. Peyote e altre piante psicotrope

 

Usate nelle cerimonie spirituali dei nativi americani per connessione interiore e guarigione emotiva.

Sono state vietate per motivi religiosi e politici: non perché fossero “più pericolose” dell’alcol, ma perché davano autonomia spirituale, sfuggendo al controllo delle chiese e dei governi.

 

 

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🌱 8. Cacao e foglia di coca (nelle Ande)

 

Entrambe sacre nelle culture indigene.

La coca pura (non la cocaina chimica) era e resta un tonico naturale, utile contro l’altitudine e la fatica.

Fu vietata perché l’industria farmaceutica scoprì come estrarne un principio che dava dipendenza — e da lì nacque il business della cocaina.

Il resto della pianta, che era usata da secoli senza problemi, fu criminalizzato per associazione.

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azaryel 19 aprile

La prima classe non urina! 


Sul Malpensa Express la prima classe sta sotto.
La seconda sopra.
Tranne dove c’è il bagno.
Lì si invertono,
come se per un attimo qualcuno si ricordasse
che i bisogni non hanno gerarchie.
Paghi per stare sotto,
in una prima classe che sembra voler essere diversa
ma resta dentro lo stesso corpo del treno.
E sopra scorre la seconda,
ignara o indifferente,
mentre tutto continua a muoversi.
Poi arriva il momento.
Quello che non puoi rimandare,
che non chiede permesso,
che non guarda il biglietto.
E lì… si scambiano le posizioni.
Non per scelta.
Per necessità.
La prima classe non urina.
O forse sì.
Ma solo quando smette di sentirsi tale.

 

( Ho inviato la medesima a treNord, vedremo se rispondono) 

 

 

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azaryel 16 aprile

 

 

 

 

 

 

 

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azaryel 12 aprile

Recitate.

Recitate bene, anzi benissimo.

Avete imparato a memoria ogni battuta, ogni pausa, ogni espressione.

E vi chiamate vivi.

Non sapete più distinguere il pieno dal vuoto.

Vi basta un applauso per sentirvi esistere.

Vi basta qualcuno che dica “è buono”

per non accorgervi che state mangiando niente.

Avete perso il palato.

E con lui, il giudizio.

Confondete il consenso con la qualità,

la quantità con il valore,

il rumore con la presenza.

E quando qualcosa non piace a tutti…

lo chiamate sbagliato.

No.

È che non sapete più sentire.

 

 

 

 

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azaryel 26 marzo

Rilassatevi mi raccomando

 

 

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azaryel 02 marzo

L’amore vero arriva quando smetti di usarlo per guarire te stesso…

e inizi a offrirlo perché sei già in piedi.

 

 

 

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azaryel più di un mese fa

La prima violenza

non ha testimoni:

è un accordo silenzioso

tra ciò che sei

e ciò che accetti di diventare.

 

 

 

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azaryel più di un mese fa

Sotto una luce finta

la vita lavora.

 

Ho smesso di comandare

e ho imparato a servire.

 

Tra radici e silenzio

Dio respira.

 

E io cresco

con ciò che cresce.

 

 

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