Non è il tuono che rompe il gelo, né il mattino che sbiadisce il nero, ma il passo scalzo, leggero, un velo, che cerca il tuo nome, quello vero. Se il mondo scivola in gocce stanche e il tuo sole è un cerchio di gesso, io porto mani che non sono bianche, ma sporche di vita e d'ogni riflesso. Non serve un’eco che torni indietro, ma un ponte teso tra i nostri respiri, perché il vapore rimasto sul vetro diventi un segno, e non solo sospiri. Io non porto il giorno, né l’oro del sole, ma un fuoco che vince l'assenzio e il timore: perché il buio è solo un vuoto di parole, finché non ti chiamo e ti cambio il colore...


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