Mentre passeggiavo nel bosco mi sei venuto in mente tu, amico mio, stroncato d'infarto a 32 anni. Un fulmine a ciel sereno che ha creato uno squarcio profondo nel mio animo. Tante serate trascorse insieme come fratelli a parlare di tutto. Le volte in cui abbiamo condiviso il male di vivere con lo sguardo non si contano.
Ho fatto mente locale su quel fatidico giorno e mi sono tormentato sulle ragioni per cui, da troppi anni, puntualmente me ne dimentico. Forse inconsciamente ho voluto rimuoverlo, mi sono risposto.
Poi ho realizzato. Appena tre anni dopo, quello stesso giorno, un sisma colpì l'Aquila portando morte e devastazione in terra. E così il 6 aprile di ogni anno il mio pensiero è distolto da altro.
Le macerie della vita riposano accanto finché una sera un assolo te le soffia negli occhi quasi a strappare le corde all'oblio, urlando al cielo le cose che non vogliono (ne possono) essere dimenticate.









