Profilo BACHECA 5217
Ti voglio bene.
Ditelo sempre: ti voglio bene.
Ditelo ai figli, al compagno di vita, ai genitori, alla famiglia, agli amici, ai pelosetti di casa.
Insomma, ditelo a tutti quelli che amate.
È vero, lo sanno.
Ma sentirlo dire è un’altra cosa.
Sono parole che arrivano dritte al cuore, non sono mai banali né scontate.Sono miele per l’anima.
Non hanno altro scopo se non quello di rassicurare, di togliere quel cerotto dal cuore che, nei giorni tristi, abbiamo messo per non sentire troppo dolore.
Ti voglio bene significa: io ci sono.
Non ti lascio solo.
Basta che mi chiami, io arrivo.
Non preoccuparti, stai tranquillo.
Ti guardo le spalle, anche quando non sono lì.
Ditelo ai vostri genitori:
“Papà, ti voglio bene.
Mamma, ti voglio bene.”
Un giorno continuerete a dirlo, ma senza poterli più abbracciare.
Non aspettate quel giorno.
Ditelo ai vostri figli quando stanno per uscire e voi avete la tentazione di trattenerli, di tenerli al sicuro tra le mura di casa, mentre le raccomandazioni si affollano sulle labbra:
“State attenti… a questo, a quell’altro… state attenti, insomma, alla vita.”
E mentre si allontanano, nel silenzio, li affidate a Dio.
Loro non lo sanno.
Lo capiranno un giorno, quando avranno dei figli anche loro.
Ditelo sempre.
E scrivetelo per esteso:
“Ti voglio bene.”
È più bello di un tvb.
Non siate avari nei sentimenti, né con le parole.
Non siate avari nella vita:
di sicuro non porterete via nulla, se non l’amore che avete dato e quello che avete ricevuto.
Spogli di tutto, vestiti solo d’amore.
A braccetto con il sorriso,
ditelo sempre:
“Ti voglio bene.”
Quante cose volevo dirle.
E volevo dirgliele sedendole di fronte.
In silenzio.
Guardandola sfacciatamente negli occhi.
Sì.
Volevo i suoi occhi.
Tutti per me.
Per un giorno intero.
Poi,
a sera,
le avrei chiesto di vegliare il suo sonno.
Per carezzarle i capelli
e dar coraggio ad ogni sogno suo.
Solo questo.
E questo
valeva di più.
Più di un giorno
e una notte
a fare l’amore.
Per me
fare l’amore
sarebbe stato quello.
A chi crede
di essere indispensabile
vorrei dire
di stare tranquilli.
Spesso
non siete neanche
nec
essari.
Perché la Chiesa fa digiunare il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo?
La Chiesa fa digiunare il mercoledì delle ceneri e il venerdì Santo perché sono due giorni teologicamente culminanti dell'anno liturgico penitenziale. Non è un'usanza arbitraria o una norma "disciplinare senza senso", ma una decisione profondamente biblica, cristologica, ecclesiale e pastorale.
1. Perché sono giorni che ci pongono davanti all'essenziale
Mercoledì delle Ceneri
Segna l'inizio della Quaresima, il tempo forte di conversione. Quel giorno la Chiesa ci pone di fronte a due verità fondamentali:
• La nostra fragilità: "Ricorda che sei polvere"
• L'urgenza della conversione: "Convertiti e credi nel Vangelo"
Il digiuno esprime corporalmente ciò che la cenere proclama sacramentalmente:
non siamo autosufficienti, abbiamo bisogno di Dio.
Digiunare quel giorno significa confessare con il corpo ciò che la fede proclama con le labbra.
Venerdì Santo
È il giorno della passione e della morte del Signore. Non si celebra l'Eucaristia perché il marito è stato portato via (cfr. Mt 9,15). La Chiesa digiuna perché non può comportarsi come se nulla fosse.
Digiunare quel giorno significa:
• condividere il dolore della Croce,
• vivere il lutto spirituale della Chiesa,
• e unire il proprio sacrificio al sacrificio Redentore di Cristo.
Non digiunare il venerdì Santo sarebbe esistenzialmente incoerente con la fede nella Croce.
2. Perché il digiuno è una forma concreta di penitenza comune
La Chiesa non lascia il digiuno alla libera interpretazione individuale, perché la conversione cristiana non è solo privata, ma ecclesiale.
Il catechismo della Chiesa Cattolica insegna:
«I tempi e i giorni di penitenza durante l'anno liturgico sono momenti forti della pratica penitenziale della Chiesa» (CEC 1438).
Digiunare insieme:
• ci unisce come popolo di Dio,
• ci porta fuori dal soggettivismo spirituale,
• e ci educa all'obbedienza e alla comunione.
3. Perché il digiuno tocca il corpo, non solo l'intenzione
La Chiesa comanda il digiuno reale, non simbolico, perché:
• la conversione coinvolge corpo e anima
• la fede cristiana non è solo interiore,
• e anche il corpo deve essere educato.
Ecco perché:
• non basta "digiunare di parolacce" (il peccato non si digiuna, si evita sempre),
• né sostituire il digiuno con decisioni personali inventate.
Il digiuno ordinato dalla Chiesa:
è concreto, umile e comune
ci disentra da noi stessi
e ci restituisce il dominio sui nostri appetiti
4. Perché il digiuno prepara e conduce ai sacramenti
Il digiuno non è fine a se stesso. Il suo obiettivo è più grande:
• risvegliare la fame di Dio,
• condurre alla Confessione,
• e aprire il cuore all'Eucaristia.
Specialmente in Quaresima, la Chiesa vuole che il digiuno:
• rompere la routine spirituale,
• scuote le coscienze intorpidite,
• e prepari una Pasqua davvero vissuta.
Un digiuno che non porta alla riconciliazione con Dio è incompleto.
5. Perché Cristo stesso ha digiuno e ce lo ha insegnato
Gesù digiunò quaranta giorni e insegnò ai suoi discepoli che ci sono momenti in cui si digiuna:
«Verranno giorni in cui il marito sarà loro portato via; allora digiuneranno» (Mt 9,15).
La Chiesa digiuna il mercoledì delle ceneri e il venerdì Santo perché riconosce che sono giorni in cui lo sposo ci chiama alla sobrietà, al silenzio e alla croce.
Conclusione
La Chiesa fa digiunare questi due giorni perché:
1. ci pongono davanti alla verità della nostra vita e della Croce,
2. esprimono una penitenza comune, non individualista,
3. educano il corpo e il cuore
4. e ci conducono alla conversione e ai sacramenti.
Digiunare in questi giorni non è legale.
È obbedienza credente, pedagogia spirituale e atto d'amore.
Perché la Chiesa fa digiunare il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo?
La Chiesa fa digiunare il mercoledì delle ceneri e il venerdì Santo perché sono due giorni teologicamente culminanti dell'anno liturgico penitenziale. Non è un'usanza arbitraria o una norma "disciplinare senza senso", ma una decisione profondamente biblica, cristologica, ecclesiale e pastorale.
1. Perché sono giorni che ci pongono davanti all'essenziale
Mercoledì delle Ceneri
Segna l'inizio della Quaresima, il tempo forte di conversione. Quel giorno la Chiesa ci pone di fronte a due verità fondamentali:
• La nostra fragilità: "Ricorda che sei polvere"
• L'urgenza della conversione: "Convertiti e credi nel Vangelo"
Il digiuno esprime corporalmente ciò che la cenere proclama sacramentalmente:
non siamo autosufficienti, abbiamo bisogno di Dio.
Digiunare quel giorno significa confessare con il corpo ciò che la fede proclama con le labbra.
Venerdì Santo
È il giorno della passione e della morte del Signore. Non si celebra l'Eucaristia perché il marito è stato portato via (cfr. Mt 9,15). La Chiesa digiuna perché non può comportarsi come se nulla fosse.
Digiunare quel giorno significa:
• condividere il dolore della Croce,
• vivere il lutto spirituale della Chiesa,
• e unire il proprio sacrificio al sacrificio Redentore di Cristo.
Non digiunare il venerdì Santo sarebbe esistenzialmente incoerente con la fede nella Croce.
2. Perché il digiuno è una forma concreta di penitenza comune
La Chiesa non lascia il digiuno alla libera interpretazione individuale, perché la conversione cristiana non è solo privata, ma ecclesiale.
Il catechismo della Chiesa Cattolica insegna:
«I tempi e i giorni di penitenza durante l'anno liturgico sono momenti forti della pratica penitenziale della Chiesa» (CEC 1438).
Digiunare insieme:
• ci unisce come popolo di Dio,
• ci porta fuori dal soggettivismo spirituale,
• e ci educa all'obbedienza e alla comunione.
3. Perché il digiuno tocca il corpo, non solo l'intenzione
La Chiesa comanda il digiuno reale, non simbolico, perché:
• la conversione coinvolge corpo e anima
• la fede cristiana non è solo interiore,
• e anche il corpo deve essere educato.
Ecco perché:
• non basta "digiunare di parolacce" (il peccato non si digiuna, si evita sempre),
• né sostituire il digiuno con decisioni personali inventate.
Il digiuno ordinato dalla Chiesa:
è concreto, umile e comune
ci disentra da noi stessi
e ci restituisce il dominio sui nostri appetiti
4. Perché il digiuno prepara e conduce ai sacramenti
Il digiuno non è fine a se stesso. Il suo obiettivo è più grande:
• risvegliare la fame di Dio,
• condurre alla Confessione,
• e aprire il cuore all'Eucaristia.
Specialmente in Quaresima, la Chiesa vuole che il digiuno:
• rompere la routine spirituale,
• scuote le coscienze intorpidite,
• e prepari una Pasqua davvero vissuta.
Un digiuno che non porta alla riconciliazione con Dio è incompleto.
5. Perché Cristo stesso ha digiuno e ce lo ha insegnato
Gesù digiunò quaranta giorni e insegnò ai suoi discepoli che ci sono momenti in cui si digiuna:
«Verranno giorni in cui il marito sarà loro portato via; allora digiuneranno» (Mt 9,15).
La Chiesa digiuna il mercoledì delle ceneri e il venerdì Santo perché riconosce che sono giorni in cui lo sposo ci chiama alla sobrietà, al silenzio e alla croce.
Conclusione
La Chiesa fa digiunare questi due giorni perché:
1. ci pongono davanti alla verità della nostra vita e della Croce,
2. esprimono una penitenza comune, non individualista,
3. educano il corpo e il cuore
4. e ci conducono alla conversione e ai sacramenti.
Digiunare in questi giorni non è legale.
È obbedienza credente, pedagogia spirituale e atto d'amore.
Non riesco a capire
come una donna
possa uscire di casa
senza sistemarsi un minimo
anche solo per educazione.
Non si sa mai
magari proprio quel giorno
è destino che incontri
l'uomo della sua vita.
Ed è meglio
prepararsi bene al destino.









