Sapessi quanto è duro
tirare fino a sera,
calcarla,
sospingersi in avanti,
pensar che restano ancora
rimasugli di giorno
per non pensarti.
Sapessi com’è duro il coraggio a volte,
alzarsi,
affrontare il mattino con tanta notte dentro,
sedersi alla finestra a intrecciare distanze,
a vagheggiare telefoni,
consegne e rituali.
Sognarti,
nella simmetrica consuetudine
dell’abbraccio,
amarti senza affanni,
temere che nulla resti,
sapere che nulla avremo,
guardarci senza quasi,
lasciarci senza ieri.
Sapessi come duole
stare senza te
a volte.
Milton Fernández








