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domaniforse_2022

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Il più delle volte, nella vita, ci troviamo ad inseguire un'idea dell'amore, un archetipo di quel sentimento, che esiste solo nella nostra mente ed è il risultato di tanti fattori concomitanti: l'educazione ricevuta, la formazione culturale, l'esperienza di vita sociale e familiare e forse anche una componente genetica! 

Quale che sia il percorso seguito, resta il fatto che quel modello tendiamo a proiettarlo verso l'esterno, facendolo indossare di volta in volta a chi abbiamo scelto di amare per un capriccio, il colore dei capelli, il sorriso, la forma delle mani, una qualche affinità elettiva.

Inconsciamente quindi operiamo ogni volta una idealizzazione, guardando la persona amata non per quello che realmente è, ma per quello che desideriamo fosse.

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Con il passare degli anni, ho capito che le prospettive si appiattiscono. Tutto sommato non è sorprendente. Quale che sia la dimensione presa a riferimento, spazio o tempo, l'intervallo disponibile per sviluppare il proprio futuro si riduce e con esso le aspettative, i sogni, i progetti. Così, ad un tratto, ci si accorge di vivere un eterno presente, oppressivo con la sua pedante routine quotidiana. È in quel momento, per lo più ricorrente con ciclicità, che ci si aggrappa come naufraghi ad una speranza, anche se fin dall'inizio sappiamo che, prima o poi, rivelerà la sua natura illusoria. 

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Lungo la strada incontriamo tanti compagni di viaggio. Ognuno di loro ci lascia qualcosa di sé. Il nostro bagaglio si appesantisce durante il percorso, rendendoci tuttavia più ricchi di quanto lo fossimo alla partenza. Ad un tratto ci sembrerà quasi insostenibile, eppure al suo interno custodiremo tutto ciò che siamo diventati.

Buon cammino.

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La vita è fatta di asimmetrie: le aspettative sono diverse dalla realtà; si ama e si è amati in misura differente; il senso attribuito ai gesti ed alle parole non coincide con quello percepito. In questo panorama perennemente instabile ci muoviamo come equilibristi, alla ricerca costante di un baricentro, sempre affanati, sempre ansiosi. Eppure la simmetria non esiste se non in geometria o nelle arti, ma la vita è tutta un'altra cosa. In fondo sono proprio le asimmetrie a giustificare il movimento, l'evoluzione. Ciò che è simmetrico, è perfetto, uguale a stesso, fermo nel tempo e nello spazio, in qualche modo inanimato nella sua fissità. 

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Amare vuol dire perdere la dimensione del tempo: vivere avidamente il presente, proiettandosi nel futuro e sciogliendosi al ricordo del passato. Chi ama vive ogni istante del suo amore in termini assoluti, rimanendo immerso nel suo sentimento, vivendo dell'altro e anzi desiderando di essere l'altro, di confondersi con chi si ama. Amare è una dimensione dello spirito, prima ancora che desiderio bruciante. Amare rivela tutta la nostra fragilità di esseri incompiuti, mostrando tuttavia al contempo la nostra essenza più intima, quella che sfugge ad ogni misura e ci avvicina all'Assoluto. 

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L'inganno nel quale cadiamo con troppa facilità è di pensare alla felicità con un approccio mentale proprietario, come se potesse appartenerci materialmente, anziché immaginarla per quello che è: un flusso. Un'energia che scorre nella vita e che si può solo sfiorare, senza poterla davvero fermare. Una dimensione dello spirito capace di investirci con la sua forza positiva, anche quando ne siamo solo spettatori. 

L'ansia di possederla, al pari di ogni altra aspirazione all'esclusività, è destinata non solo ad andare delusa, ma rappresenta il modo migliore per non coglierne i segni nel vivere quotidiano.

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Alla mia età credo sia normale fare dei bilanci. Beh, penso proprio di non essere stato un granché. Da piccolo immaginavo di diventare unico, di distinguermi dagli altri ed in effetti unico lo sono stato, ma semplicemente perché ognuno di noi lo è a suo modo; fa parte della natura umana. 

Spesso associamo all'unicità un giudizio di valore, in termini di eccellenza o di abominio. Ma questa netta polarizzazione esiste solo nei libri di storia, perché la storia con la "S" maiuscola si occupa solo delle grandi vicende dell'umanità, lasciando sul fondo indistinto la trama della vita comune ed il riflesso su di essa di quegli eventi. 

Ecco, io sono stato uno dei più, uno dei tanti. Non ho compiuto gesti eroici, non ho commesso delitti efferati, sono stato unico nella mia serena mediocrità. Non passerò alla Storia e neppure rimarrò indelebile nella memoria di chi mi ha conosciuto, sono un predestinato all'oblio. In questo rapido passaggio tra ciò che non esiste ancora e ciò che non esiste più, che ci ostiniamo a chiamare vita, ho cercato di dare il meglio di me e l'ho fatto in fondo per me stesso, forse per la vanità di un'apprezzamento, di uno sguardo benevolo o compiaciuto. Ora però davanti al quel bilancio non posso mentire a me stesso, non oggi almeno; domani certo riprenderò a farlo e tornerò a nascondere le mie paure, le mie incertezze, i miei fallimenti, i miei tradimenti, ad omettere, anche a me stesso, la narrazione del mio lato oscuro. Tornerò a crogiolarmi nel mio piccolo cono di luce, ma oggi mi tocca riconoscere che in fondo non sono stato niente.

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