Mi aveva teso la mano più volte, senza fare rumore. Un invito silenzioso, che avevo sempre rifiutato. Ma poi, in un momento di tristezza profonda, l’ho presa.
Era un luogo fatto di niente. Non c'era altro che pace. Un silenzio che abbracciava ogni cosa, e nel quale mi sentivo perduta, ma al tempo stesso protetta. Non ci sarei rimasta a lungo, solo il tempo necessario per guarire le ferite che mi portavo dentro.
La proposta era semplice, ma carica di una dolcezza difficile da ignorare: custodire i sogni. Quelli che avevo messo da parte tanto tempo prima, in un cassetto chiuso a chiave. Sogni che mi svegliavano con il sorriso, senza preoccupazioni, senza il peso della realtà.
Ricordo quel disegno. Un’immagine in bianco e nero, che tenevo sempre in tasca. Un uomo e una donna che si baciavano, circondati da un futuro che sembrava già scritto. Ogni volta che lo guardavo, mi perdevo in quella scena, immaginando come sarebbe stato il domani.
La sera, con gesti quasi automatici, lo mettevo sotto il cuscino. Era il posto giusto, vicino a me, come una promessa di felicità che dovevo custodire. Mi ricordava la leggerezza dei giorni passati, quelli che vedevo già tracciati, come se il futuro fosse stato un cammino scontato.
Ma ora, in quel luogo senza tempo, tutto era diverso. Solo il silenzio. Solo il bisogno di ricominciare a vivere, per trovare finalmente pace.
