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dolcema10

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ultimo accesso: 10 febbraio

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dolcema10 più di un mese fa

Con gli occhi chiusi si vede meglio.

 

Forse perché aveva imparato presto che la verità, quando si mostra nuda, può far più rumore di una porta sbattuta.

Sorrideva, annuiva, continuava la sua vita con la calma di una che ascolta una melodia che gli altri non sentono. Sapeva che rivelare subito ciò che aveva capito sarebbe stato inutile. Le verità, come i frutti, hanno bisogno di maturare prima di cadere da sole.

Vedere è facile. Capire è un’arte.

E fingere di non sapere è solo il tempo che serve per scegliere se perdonare, o cambiare strada.

 

 

 

 

 

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24
dolcema10 più di un mese fa

La mia mente…

una cittadella arroccata, quasi inaccessibile,

dove nessuno è mai arrivato…

Muri antichi, corridoi che si intrecciano come enigmi.

Un intrigo di pensieri che si scontrano, si urtano, si confondono.

 

Poi il fuoco:

fiamme improvvise che corrono sulle mura,

scintille che non chiedono permesso,

incendi che da sempre mi camminano accanto.

 

E dopo…

l’acqua, che scende come una pioggia gelida,

che spegne, placa, trascina via la cenere

e lascia silenzi profondi nelle strade della cittadella...

 

 

 

 

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29
dolcema10 più di un mese fa

Mi aveva teso la mano più volte, senza fare rumore. Un invito silenzioso, che avevo sempre rifiutato. Ma poi, in un momento di tristezza profonda, l’ho presa.

Era un luogo fatto di niente. Non c'era altro che pace. Un silenzio che abbracciava ogni cosa, e nel quale mi sentivo perduta, ma al tempo stesso protetta. Non ci sarei rimasta a lungo, solo il tempo necessario per guarire le ferite che mi portavo dentro.

La proposta era semplice, ma carica di una dolcezza difficile da ignorare: custodire i sogni. Quelli che avevo messo da parte tanto tempo prima, in un cassetto chiuso a chiave. Sogni che mi svegliavano con il sorriso, senza preoccupazioni, senza il peso della realtà.

Ricordo quel disegno. Un’immagine in bianco e nero, che tenevo sempre in tasca. Un uomo e una donna che si baciavano, circondati da un futuro che sembrava già scritto. Ogni volta che lo guardavo, mi perdevo in quella scena, immaginando come sarebbe stato il domani.

La sera, con gesti quasi automatici, lo mettevo sotto il cuscino. Era il posto giusto, vicino a me, come una promessa di felicità che dovevo custodire. Mi ricordava la leggerezza dei giorni passati, quelli che vedevo già tracciati, come se il futuro fosse stato un cammino scontato.

Ma ora, in quel luogo senza tempo, tutto era diverso. Solo il silenzio. Solo il bisogno di ricominciare a vivere, per trovare finalmente pace.

 

 

 

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dolcema10 più di un mese fa

Non era una vera scuola di musica. Era solo un’aula spoglia, quasi nuda: banchi segnati dal tempo, sedie che scricchiolavano, qualche strumento in attesa di essere sfiorato, e una lavagna da cui copiare le note a mano.
Eppure, in quello spazio così semplice c’era qualcosa che nessun edificio elegante avrebbe potuto offrire: il sapere di un maestro che non si era arreso all’idea di non essere più utile. Lui era lì, con la sua calma e la sua passione, a donare tutto ciò che sapeva senza chiedere nulla in cambio.

 

I pomeriggi trascorsi in quella stanza avevano un potere misterioso: mi alleggerivano l’anima, come se ogni nota potesse portare via un pezzo di fatica e restituirmi qualcosa di più grande.

Ricordo ancora la prima volta che ho sfiorato i tasti di un pianoforte. Il freddo del legno lucido, il tremito leggero delle dita, il suono sottile che ne è uscito… in quell’istante ho capito che il pianoforte sarebbe diventato parte di me. Uno strumento capace di farmi volare, di farmi essere altrove senza muovermi di un centimetro.

Anni dopo, quando ho saputo che il maestro se n’era andato, il mondo mi è sembrato improvvisamente più silenzioso. Ho pianto, sì, perché non avevo perso solo un insegnante: avevo perso l’uomo che, con un gesto semplice e generoso, aveva cambiato per sempre il modo in cui guardo alla musica e, forse, anche alla vita.

 

 

 

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dolcema10 più di un mese fa

Sei lì, e non ti accorgi degli sguardi, perché pensi ad altro. Poi un uomo ti passa accanto, un sorriso, un “ciao”, e torni coi piedi per terra. Ti accorgi di quanto la realtà, a volte, sappia essere semplice, quasi gentile.
Ti fermi un istante, respiri, e senti che dentro qualcosa si muove, non è stupore, non è curiosità, è solo quella piccola fitta che ti ricorda che, nonostante tutto, sei viva.
Forse non lo rivedrai più, forse era solo un passaggio, un frammento in un giorno qualunque. Ma quel sorriso, così spontaneo, ha portato un po’ di luce nel tuo cielo distratto.
Ti accorgi che basta poco per cambiare il ritmo del cuore: un incontro, uno sguardo, una voce che ti sfiora. E pensi che forse, dopotutto, non serve aspettare grandi rivoluzioni per sentirsi di nuovo presenti a sé stessi.
A volte è la vita che ti sfiora, leggera, e ti dice: “Ehi, ci sei ancora.”

 

 

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Credo di avere sempre saputo che sarebbe andata così.
Non per premonizione, né per sfiducia, ma perché certe storie portano già dentro di sé il seme del loro finale.
Lo senti nei silenzi troppo lunghi, negli sguardi che cominciano a cercare altrove, nei piccoli gesti che smettono di cercarti.
All’inizio fingi di non accorgertene, ti dici che è solo stanchezza, che passerà.
Poi un giorno ti svegli, e ti rendi conto che è successo: che qualcosa si è spento senza rumore, come una candela che finisce la cera proprio nel momento in cui ti voltavi a prendere fiato.

Eppure non c’è rabbia, né rimpianto.
Solo una calma strana, quasi dolce, come dopo un temporale quando l’aria torna a profumare di terra bagnata.
Forse sapevo che sarebbe andata così proprio perché, in fondo, andava bene così.

 

 

 

 
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La felicità, era un messaggio semplice, che trovavo la mattina,
uno di quelli che ti fa sorridere e dimenticare per un momento chi sei, come vivi, perché soffri.
Lo leggevo piano, come si fa con le parole che non vuoi spaventare.
Aveva il profumo del caffè appena fatto e la luce incerta delle sette,
quando il mondo non ha ancora deciso se essere gentile o crudele.

Era in quelle righe che ricordavo di poter esistere senza dover spiegare tutto,
senza dover essere migliore, o più forte.
Bastava sapere che qualcuno, da qualche parte,
aveva pensato a me con la stessa dolcezza con cui si pensa alle cose fragili.

E allora sì, per qualche minuto, non avevo bisogno di nient’altro.

 

 

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Ho paura, ma la nascondo dietro un sorriso sottile, come si copre una ferita con un velo di seta: non per ingannare gli altri, ma per ricordarmi che anche la paura può avere grazia.

 

 

 

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dolcema10 più di un mese fa

Vidi ogni cosa, finsi di non sapere, e lasciai che l'inganno mi passasse accanto come vento sulla pelle...

 

 

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dolcema10 più di un mese fa

La nostalgia è un soffio del passato che torna a scaldare l’anima.

 

 

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