YOSA BUSON
Il vecchio anno
dopo morto Bashō
non può finire
Ghiande nel piatto
ascolto il rumore
di altri tempi
Vesti di bambù
lasciate dal Maestro
pioggia d’inverno
MARIA CALLAS
Esercito, nella mattina d'autunno
l'arte di permettere.
YOSA BUSON
Il vecchio anno
dopo morto Bashō
non può finire
Ghiande nel piatto
ascolto il rumore
di altri tempi
Vesti di bambù
lasciate dal Maestro
pioggia d’inverno
MARIA CALLAS
Esercito, nella mattina d'autunno
l'arte di permettere.
EDMOND JABES
Sono un silenzioso. Mi chiedo, grazie al passo indietro che faccio, adesso, con la mia vita, se questo gusto pronunciato per il silenzio non abbia la sua origine nella difficoltà che, in ogni tempo,
fu la mia, di sentirmi in qualunque luogo.
Prima di conoscere il deserto, sapevo che era il mio universo. Soltanto la sabbia può accompagnare una parola muta fino all’orizzonte.
Scrivere sulla sabbia, all’ascolto d’una voce d’oltre-tempo, i limiti aboliti. Voce violenta del vento dove, immobile, dall’aria, questa voce ti tiene testa. Ciò ch’ella annuncia è ciò che ti assale o schiaccia.
Parola delle abissali profondità di cui voi non siete che l’inintellegibile brusio; la sonora o l’inaudibile presenza.
Se occorresse una immagine al Niente, la sabbia ce la fornirebbe.
Polvere dei nostri legami. Deserto dei nostri destini.
MARIA CALLAS
PIET MONDRIAN
Facciamoci coraggio ed affrontiamo l'ennesimo gastritico autunno, con tutto il suo ampio, ingombrante corredo:
i colori della natura, gli odori nell'aria, gli ultimi tepori solari, l'umidità tanto gradita a funghi e muffe e licheni.. i repentini passaggi dai quindici ai trentacinque gradi, le infreddature, i colpi di freddo, di caldo, quelli al cuore, i colpi di schioppo per le campagne, ove, sì, si caccia, i colpi della strega e quelli di testa. Così, mentre i poeti si preparano ad ingozzarsi di tristezza-melancolia-malinconia da spleen così da produrre versi e versi e ancora versi, come le api, il miele, noi, stoicamente, graniticamente, guardiamo avanti, cercando di resistere anche stavolta.
In fondo al tunnel autunnale, quando i vini la pianteranno di gorgogliare fermentando, quandi i moscerini a nubi saranno finalmente stecchiti, quando la calviniana buccia di fico sarà definitivamente scomparsa dal marciapiede, allora, solo allora, ci sarà lo splendido feroce inverno.
Ma dal 22 non resterà che piegarsi ai toni delle fogli morte...
un caro saluto.
e
ANTONIA POZZI
Da lontani orizzonti viene il vento
e scrive parole segrete
su l'erba:
le rimormorano i fiori
tremando nelle lievi
corolle.
l'idea di pioggia convince più della pioggia. ci penso.
PHILIP LARKIN
E dopo che hai attraversato la tua mente intera, ciò
che vedi è più chiaro di una bolla di carico.
Nient’altro tu devi mai pensare
che esista.
E qual è il vantaggio? Solo che, col tempo,
noi intravediamo l’impronta cieca
che tutti i nostri atti contengono, la riportiamo a casa.
Ma confessare,
in quella verde sera in cui comincia la nostra morte,
cosa essa era, non è davvero abbastanza,
perché si è impressa su un uomo solo, una sola volta,
e quell’uomo muore.
(venerdì pomeriggio e un attimo con Maria e Philip)
"se fior mi falla, ben seria morto".
Posso affermare serenamente, ad un passo dallo speen d'autunno, di avere trascorso i torridi e molto, molto, molto confusi mesi passati, nei boschi, ascoltando Opera, leggendo Tao Te Ching di Lao Tzu almeno venti volte, coltivando aromatiche di numerosissime varietà.
Pertanto, ove capitasse di passeggiare al limitare del bosco non si tema un illegittimo rave lirico, è soltanto il mio stereo.
cura a tutti
Charles Baudelaire
Invito al viaggio
Mia piccola, sorella,
pensa quale dolcezza
andare a vivere laggiù insieme!
Amare liberamente,
amare e morire
nel paese che ti somiglia!
I soli bagnati
di quei cieli torbidi
hanno per il mio spirito l'incanto
tanto misterioso
dei tuoi occhi che brillano
traditori fra le lacrime.
Là tutto non è che ordine e beltà,
lusso calma e voluttà.
Di mobili lucenti,
levigati dagli anni,
sarebbe adorna la nostra stanza.
I più rari fiori
dai profumi misti
al vago aroma dell'ambra,
ricchi soffitti,
specchi profondi,
splendori orientali,
tutto lì parlerebbe
all'anima in segreto
la sua dolce lingua natale.
Henry Matisse
Luxe calme et Volupté
frammento per Nig,
arrivato in moto, con
un regalo particolare,
infilato in una delle tasche:
luxe calme volupté di Francesca Bianchi
ANNE SEXTON
“Chi sono?”
“Angeli caduti, né buoni da essere salvati, né cattivi
da essere perduti”.
Vengono sul foglio bianco
e ci lasciano una macchia di Rorschach.
Non lo fanno per essere cattivi,
ma per darmi un segno;
come disse Aubrey Bearsdey, vogliono
che spintoni finché venga fuori qualcosa.
Inetta come sono,
ci provo.
Ma sono come loro,
salvata e perduta e cado
come Humpty Dumpty, cadendo
dall’alfabeto.
Ogni mattina li spingo giù dal letto
e quando cadono nell’insalata
e ci si rotolano come un cane,
li levo ad uno ad uno
come fa mia figlia
quando leva le acciughe.
A maggio danzano sulle giunchiglie
consumandosi le dita dei piedi,
ridendo come pesci.
Nell’orrendo novembre
succhiano linfa dalle bacche
rendendole aspre, immangiabili.
Però mi fanno compagnia.
Mi mettono agitazione.
Distribuiscono magia
come Caramelle Assortite.
Mi accompagnano dal dentista
e mi proteggono dal trapano.
Mi accompagnano a lezione
e mentono ai miei allievi.
O angelo caduto,
o compagno in me,
sussurrami qualcosa di santo
prima di spingermi a pizzicotti sul culo
nella tomba.
Innamorato
Luna, avorio, strumenti musicali, rose,
lampade e il segno di Durer,
le nove cifre e lo sfuggente zero,
devo fingere che queste cose esistano.
Devo fingere che nel passato c’erano
Persepoli e Roma e che una sabbia
sottile ha misurato il destino di una torre
che le età del ferro hanno disfatto.
Devo pensare alle armi e alle fiamme
delle epopee e ai mari plumbei
che rosicchiano i pilastri della terra.
Devo fingere che ci sono gli altri. E’ falso.
Ci sei solo tu. Tu, mia ventura
e sventura, inesauribile e pura.