Profilo BACHECA 3347
Ci sono vicoli.
Intricati.
Oscuri.
Forse con l'asfalto rovinato da milioni di ruote.
E passi frettolosi.
Spaventati.
Ci sono vicoli bui che esplodono su vie modernissime.
Acciao.
Giganteschi tubi metallici che trasportano aria da un cielo infuocato.
Giù,... giù in un mondo misterioso dove non c'è luce.
Ma un buio senza fine.
Ci sono spazi immensi.
Cromature e tagli di sole violento.
Un calore immane copre questa città di ferro.
Un disperato,ordinato sistema di vita.
Che di vita si tratta.
Un rombo profondo sale da non so dove.
Come una voce.
Come un terremoto.. come paura.
Sento un mondo incerto vibrare da distanze lontanissime.
Forse non c'è futuro qui giù.
Ma c'è qualcosa che non muore.
Un fiume d'olio denso attraversa in un attimo il cuore della città.
Avvolgendo il metallo e le sue grida.
C'è silenzio intorno adesso.
Quiete.
E benzina.
Scoppi sordi.
Contenuti appena da mura generose.
Forse c'è follia.
E ribellione.
Perso d'amore giro questa città di metallo.
Fuori dal tempo.
Vecchia.
Così bella.
Nel labirinto di tubi e cilindri e pazzia cerco un senso.
Vorrei vedere.
Capire.
Perchè ho trovato amore, una vita,
milioni di persone smarrite in questo motore.
Che pare una città.
Che senz'altro lo è.
Potrei uscirne.
Ma non voglio.
A volte i ricordi scolorano nella mente.
Sarà il tempo che è passato.
Sarà un pò di malinconia che m'accompagna.
Chiudo gli occhi più forte e penso a te.
Rossa.
Eri rossa.
Con quel cilindro sabbiato.
E il tubozzo di scarico corto e cromato.
Una emozione che non tornerà.
Il mio primo giorno con te quando avevo pochi anni.
Le valvole che picchiettavano.
E gli scoppi innocenti del tuo pistone.
Come un cucciolo che abbaia.
Quattro tempi avevi.Proprio come le moto vere.
Ed io mi svegliavo la notte e correvo nella
rimessa a vedere che fossi sempre lì.
Avevo paura per te.
Avevo paura di tutto.
Ma quando correvamo verso il fiume,
sulle curve della statale,
mi sentivo grande.
Io non avevo più paura.
Il contachilometri segnava gli ottanta.
Le tue ruotine sottili giravano.
Velocissime.
I raggi brillavano nella luce.
E come era bello.
E come stavamo bene insieme.
Per ore a guardare il fiume che scorreva calmo.
E la vernice si scaldava al sole del tramonto.
La luce debole del tuo piccolo fanale illuminava
l'asfalto della notte.
Tornavamo a casa dolcemente.
Io ti pulivo un pò,prima di lasciarti sul cavalletto.
Con un sospiro chiedevo che venisse presto domani.