Profilo BACHECA 3347
La salute dell'occhio richiede un orizzonte. Non siamo mai stanchi, finché possiamo vedere abbastanza lontano.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante
Scorre rapida la penna
sulle pagine
vuote del quaderno
del tempo.
Scrive veloce la sua
punta e imprime
sul foglio immacolato.
segni scuri.
Che volan come rondini
nel cielo:
si rincorrono, si sfiorano,
si intrecciano.
Virgole e punti spuntano
a dar tregua.
Stanchi sostano nelle pause
bianche
Qualche punto e a capo,
interrompe...
riflette e rompe equilibri
precari
La penna ancora scorre
e vibra.
Nascono storie, dal profumo
di vita.
Si ricarica e galoppa.
Rallenta.
Riparte. Si trastulla la punta
e indugia.
Sfumate tracce come nuvole
lievi
Velano voli di rondini
in approdo.
Muoviti strisciando
le bianche carni
da lato a lato
come il serpente
perché possa tragugiare
il liquido piacere di vederti mia
Muoviti per il mio godere
per darti al mio vanitoso egoismo
Aggiri le mie barriere con rara sapienza,
t’insinui abilmente tra le pieghe dei miei pensieri più oscuri,
accendendo desidera di sfrenata lussuria.
Nulla sembra ciò che si palesa nitido al verbo.
Vi è un mondo nel mondo che vive di pensieri malvagi,
che nutre la sua perfida essenza con l’inganno dei pensieri.
Vi è un mondo nel mondo a cui tu appartieni completamente
e del quale ne sei l’indiscussa sovrana.
A che serve professare amore
quando questi è solo il tetro riflesso di una tua rivalsa?
Eppure cedo senza remore al livore della tua bocca maledetta
che abile gioca con il mio desiderio di uomo confuso,
eppure ti regalo la mia eterna dannazione in cambio del tuo frutto proibito,
del mio sovrastare pensieri di morte.
Cos’è questo muto accordo che ci lega ad una carne mai paga,
strappata ad un’anima perplessa ed ottusa
che si nega al delirio della ragione?
Oscuri percorsi segnati da albe dolorose
si delineano sullo scenario di vite disordinate,
ormai perse dentro teorie inconcludenti,
ormai private della loro stessa sostanza.
Mondi oscuri,
remote regioni della speranza
dove una bella menzogna vale più di una brutale verità,
dove per vivere non serve il disordinato clangore della realtà
bensì il caldo ottimismo di due corpi avvinghiati
nel quale evaporare questo improponibile amore maledetto.
Coricate sulla sabbia come armento pensoso
volgono gli occhi verso l'orizzonte marino e i piedi
che si cercano, le mani ravvicinate hanno dolci
languori e brividi amari.
Le une, cuori innamorati di lunghe confidenze, nel
folto dei boschetti sussurranti di ruscelli, vanno
riandando l'amore delle timide infanzie e incidendo
il legno verde dei giovani arbusti;
altre, camminano lente e gravi come suore
attraverso le rocce piene di apparizioni, dove
Sant'Antonio vide sorgere, come lava, i seni nudi e
purpurei delle sue tentazioni;
e ve n'è che ai bagliori di resine stillanti, nel muto
cavo di vecchi antri pagani, ti chiamano in soccorso
delle loro febbri urlanti, o Bacco, che sai assopire
gli antichi rimorsi.
Altre, il cui petto ama gli scapolari e nascondono il
frustino entro lunghe vesti, mischiano, nelle notti
solitarie e nei boschi scuri, la schiuma del piacere e
le lagrime degli strazi.
O vergini, o demòni, mostri, martiri, grandi spiriti
spregiatori della realtà, assetate d'infinito, devote o
baccanti, piene ora di gridi ora di pianti,
o voi, che la mia anima ha inseguito nel vostro
inferno, sorelle, tanto più vi amo quanto più vi
compiango per i vostri cupi dolori, per le vostre seti
mai saziate, per le urne d'amore di cui traboccano i
vostri cuori.