Profilo BACHECA 2924
Non è vero che gli opposti si attraggono.
Sono i simili a fare scintille.
Sono i simili che si incendiano, bruciano e ardono.
Gli opposti si incuriosiscono perché profumano di nuovo, ma non si accenderebbero mai...








sempre ed ovunque....💙













Mi chiamo Alberto ho 55 anni, e sono seduto sul bordo del mio letto King Size, in un attico di un luxury Hotel che costa come tre vite di un operaio, guardando la schiena nuda di una donna di trentacinque anni di cui non ricordo il nome, e per la prima volta in trent'anni di "caccia", sento l'impulso fisico di vomitare.
Non è lei.
Lei è perfetta.
Ha la pelle che sembra seta, i capelli lunghi sparsi sul cuscino di lino
È bella in quel modo sfacciato e giovane che una volta era il mio unico obiettivo, il mio trofeo, la mia droga.
Fino a ieri sera, ero "Il Grande Alberto ".
Quello che gli amici invidiano.
Quello che "Ma come fa alla sua età?
Ma nessuno ti dice mai cosa succede la domenica mattina, quando l'adrenalina della conquista scende e resta solo l'odore di un corpo estraneo nelle tue lenzuola
Lei si muove nel sonno
Mugugna qualcosa
Io mi alzo piano
Non voglio svegliarla
Se si sveglia, dovrò parlarle
Dovrò offrirle il caffè
Dovrò recitare la parte dell'uomo affascinante ancora per un'ora, poi inventare una scusa elegante (un pranzo di lavoro, un'emergenza) per farla uscire dalla camera prima di mezzogiorno
È un copione che conosco a memoria
L'ho recitato mille volte
Ma oggi, mentre cammino scalzo verso il bagno sento un freddo che non viene dal pavimento
Apro il frigobar prendo l'acqu
E all'improvviso, mi ricordo di Anna
Non pensavo ad Anna da dieci anni
Anna non era una modella
Anna aveva le smagliature sui fianchi
Anna rideva troppo forte e quando mangiava si sporcava sempre
Io l'ho lasciata perché "mi sentivo in gabbia" Perché volevo "vivere", volevo provare tutto, volevo non perdermi nessuna occasione
Le ho detto: "Non sei tu, sono io
. Non sono fatto per la monogamia"
Una balla
Ero fatto per l'egoismo.
Mi appoggio al marmo freddo del bagno e chiudo gli occhi
Mi ricordo una domenica mattina di quindici anni fa
Ero a letto con Anna
Non avevamo fatto sesso da urlo la sera prima Avevamo guardato un film noioso e ci eravamo addormentati abbracciati.
Mi ricordo la sensazione del suo piede freddo contro il mio polpaccio sotto le coperte.
Mi ricordo che mi sono svegliato e lei mi stava guardando.
Non mi guardava come mi guarda la ragazza di là, come se fossi un bancomat o un'avventura eccitante.
Mi guardava come se fossi casa.
Mi ha detto: "Ti ho preparato i pancake, ma li ho bruciati. Scusa"
E abbiamo riso.
In quel momento, io ero al sicuro.
Non dovevo recitare
. Non dovevo trattenere la pancia.
Non dovevo essere ricco, simpatico, prestante. Potevo essere solo Alberto
Torno nel presente.
Ho avuto centinaia di donne
. Ho archiviato corpi, profumi, gemiti, tecniche. Sono un enciclopedia del sesso
. Ma ho dimenticato come si fa a dormire abbracciati a qualcuno senza sentire il braccio che si addormenta e la voglia di scappare.
Ho disimparato l'intimità.
Sono diventato un tecnico.
Un esecutore.
Tocco la pelle come un chirurgo, non come un amante.
Dalla camera da letto sento un rumore.
La ragazza si è svegliata. «Alberto ?» chiama.
Ha la voce impastata dal sonno. «Dove sei?»
È il momento. Dovrei rientrare, sorridere, fare il piacione, portarle il caffè
. Invece resto immobile in bagno
. Mi guardo le mani
. Sono mani che hanno toccato tutto e non hanno trattenuto niente.
Ho scambiato un diamante grezzo per un sacchetto pieno di biglie di vetro colorate.
Ho pensato che la quantità facesse la ricchezza. Che idiota.
«Alberto?» richiama lei, più forte.
Vado verso la porta della camera
. La guardo. È seduta sul letto, col lenzuolo tirato al petto.
È bellissima. E io mi sento il poveraccio più solo della terra.
«Vestiti,» le dico. La voce mi esce roca, vecchia. Lei mi guarda confusa. «Come? Ma... non facciamo colazione?» «No,» rispondo. «Per favore. Vestiti e vai via. Ti chiamo un taxi.»
Lei si offende.
Mi dice che sono uno stronzo.
Mi dice che sono pazzo.
Si veste in fretta, sbatte la porta.
Il rumore della porta che sbatte rimbomba nel silenzio dell'attico.
Finalmente solo.
Torno a letto. Mi stendo dalla parte dove c'era lei. È ancora calda
. Ma si raffredderà in cinque minuti.
I posti delle ragazze come lei si raffreddano sempre subito.
Era il posto di Anna che restava caldo tutto il giorno, anche quando lei non c'era.
Prendo il cuscino. Lo stringo al petto.
E piango.
Piango senza lacrime, quel pianto secco e doloroso degli uomini che non piangono mai.
Piango perché ho capito, a 55anni, che il "Puttaniere" non è un conquistatore.
È solo un uomo che scappa così velocemente dalla paura di essere amato davvero, che alla fine riesce a seminarlo, l'amore
.E quando si ferma per riprendere fiato, si accorge che non c'è più nessuno che lo sta inseguendo.
Mi chiamo Alberto , e sono il Re di un castello vuoto, condannato a cercare in mille corpi sconosciuti quel singolo pezzetto di anima che ho buttato via quindici anni fa pensando fosse spazzatura.
Fonti: un perfetto sconosciuto



Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano. Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro. - Danzare è la tua unica possibilità, - continuò. - Devi danzare, e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch'io potrò darti una mano. Finché c'è musica, devi danzare!“.
Haruki Murakami



Quando le parole diventano inutili, un abbraccio può essere la risposta più saggia…















